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venerdì 21 ottobre 2016

REFUSI INDIFFERENZIATI: la trilogia del contagio



Articoli scomodi

Il giornalista scrive.
Lo scettico non si fida:
"La Ka$ta fa schifo
(L'informazione è malata)".

I vecchi leggono al bar.
Gli editori si incazzano.
Le edicole chiudono.

Uno spiraglio di ottimismo?
Una copia è meglio di niente...

Un mestiere invidiato.
Un'invidia misteriosa.

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Contro-informazione

I masterizzati,
copie illegali
di un disco rotto:
"Sempre meglio
che lavorare".

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Figli di Gutenberg

Consumare le scarpe
sul marciapiede;
padroneggiare la lingua;
e l'importante è saper battere.
L'altro mestiere più antico
del mondo.

Livio Ottavio Turlà

giovedì 18 giugno 2015

LA BOTTE UBRIACA: la trilogia del Cialtrone

Un recente scatto di Livio Ottavio Turlà
Non ha potuto essere presente di persona nelle valli piacentine a causa del ritiro di un premio letterario per il suo capolavoro, la raccolta "Il tempo di un asterisco" che trovò casa e pubblicazione proprio grazie a questo mezzo di disinformazione. Ma il poeta Livio Ottavio Turlà ha comunque voluto omaggiare il matrimonio dell'Ad con un tris di componimenti estratti dalla sua nuova raccolta, "La botte ubriaca". Si tratta di una mirabile trilogia, già ribattezzata "del Cialtrone". Leggete e godetene tutti.


Risposte
Un sì
Un no
Un forse
Ma non ho capito la domanda


Tra parentesi
Si è sposato
(sic!)
[omissis]
{x+y}


La terra
Chi semina Lino
raccoglie foresta
È solo un problema
di concime
E di braccia rubate
all'agricoltura

venerdì 22 aprile 2011

IL TEMPO DI UN ASTERISCO, Mezzogiorno

Quarta puntata della pubblicazione della raccolta di poesie "Il tempo di un asterisco" di Livio Ottavio Turlà. A corredo dei versi è presente un'analisi critica di Frank Riccardi, il redattore della fortunata rubrica Mo' te spiego.

Mezzogiorno
Meridione
Sud
Caldo
Pranzo

L'analisi critica di Frank Riccardi
Ho riconosciuto Turlà dalla versazione rotta spezzata e verticale. E' celebre la sua versificazione di matrice ungarettiana piena di concetti apodittici ma non per questo non convergenti. E infatti è interessante come dai 4
versi si risale alla meta concettuale ed emotiva che è racchiusa nel titolo, mezzogiorno. Va beh, comunque, abbiamo qui un paesaggio mentale e fisico del mezzogiorno che richiama i grandi della poesia vernacolare come
Buttitta e il buon vecchio Alfonso Gatto che in effetti si sdraia per bene come indica lo stesso cognome. Lo sdraiarsi di Alfonso Gatto è indicativo dello sbragamento emotivo di Turlà che non sa resistere al sole del mezzogiorno e non può non associargli uin'animosità piena. Si dice che egli stesso fosse uomo dal carattere solare ma che badava soprattutto all'incasso e quindi come si è svolta la vita si svolge la sua poesia, che prontamente arriva al pranzo.

Leggi le altre puntate de Il tempo di un asterisco

venerdì 15 aprile 2011

IL TEMPO DI UN ASTERISCO, Tramonto

Terza puntata della pubblicazione della raccolta di poesie "Il tempo di un asterisco" di Livio Ottavio Turlà. A corredo dei versi è presente un'analisi critica di Frank Riccardi, il redattore della fortunata rubrica Mo' te spiego.

Tramonto
Sarebbe un confine
È solo il nome di un viale

L'analisi critica di Frank Riccardi
Qui c’è una cartografia in ballo se si ricollegano i versi al titolo. E' la cartografia delle emozioni, del cuore  e non solo del luogo fisico. Una ricerca di spiritualità che trapassa l’orizzonte puramente visivo del postermetismo. Questa mappatura di emozioni ha un riferimento fisso in Derek Walcott, premio Nobel antillano, ma anche in Giovannino Lo Pesce, contrada Querce di Fondi. Lo Pesce è noto anche a Cerignola, frazione di Formia, quindi come potete capire ha una fama estesa.
Questa poesia è un passo in avanti di Turlà verso la contemporaneità, verso la modernità e verso la sera. C’è questo riferimento cinematografico che riporta a una lettura meta critica della mitteleuropa e quindi sottende il ritorno dalle possibilità del nuovo mondo alle radici fondanti, alle colonne del vecchio continente. Capisce che  questo è un movimento a spirale che non può portare che a un trionfo (Frank rutta, ndr) dello sdilinquimento esistenziale.

Le pillole esistenziali di Livio Ottavio Turlà
Innanzitutto vorrei esprimere tutta la mia gioia per il fatto che mi abbiate scelto per far parte della commissione del primo premio giornalistico Alessandro Oliva. Ma torniamo al racconto della mia vita. Dopo la licenza classica e dopo aver conseguito la patente di guida, ho passato un'estate angosciante nella quale ero impegnato nella scelta della facoltà dove intentare il mio percorso accademico. Inizialmente propendevo per Lettere, ma all'improvviso, dopo aver osservato le stelle cadenti nella notte di San Lorenzo, ebbi un sussulto su Scienze Astronomiche. Alla fine, però, tornai sui miei passi a causa dei miei genitori, che minacciarono di togliermi la paghetta settimanale di 350 euro. Eh sì, dovete sapere che la mia famiglia è piuttosto benestante, ma modesta nella sua ricca semplicità. Fu con un tarlo nel cuore che mi recai all'Università di Catania per immatricolarmi al corso di laurea in Lettere.

Leggi le altre puntate de Il tempo di un asterisco 

venerdì 8 aprile 2011

IL PASSANTE, Perché ho un fidanzato petomane?

Gli insulti gratuiti del venerdì a cura del dottor Oliva.

Caro Passante, come ha passato questa settimana?
Dopo la rovinosa caduta della nostra amata Inter, mi sono chiuso nel mio dolore. Mi sono isolato per qualche giorno da tutto e tutti nella mia turris eburnea partenopea. E' il mio buen retiro quando ho bisogno di rigenererami. E debbo dire che passare due giorni da 'Giggino 'o fetente la pizza bollente' mi ha fatto bene. Ho dato alle stampe la mia ultima raccolta di poesie dal conturbante titolo Perchè ho un fidanzato petomane?. Ai lettori di A Pieno Titulo, regalo tre poesie ermetiche, tratte dal capitolo 'Polemiche in frammenti'. 

Alle Poste
Oh, cazzo spingi? 

In macelleria
Che faccio, lascio?
No.

Un Raffaello a un Ferrero Rocher
Mi hai rotto le praline.
A proposito di poesia, che ne pensa dei versi di Livio Turlà?
Considerato che si fa commentare dal Riccardi, ho detto tutto. Piuttosto che leggere una sua poesia, vado a vedere Alvise che balla il tango con Jefferson.
Una domanda a caldo: si dice che ieri si sia recato a nutrirsi a un ristorante indiano per la prima volta nella sua vita. Ci può raccontare questa esperienza?
Un dramma. Le dico solo che stamattina il mio avvocato, tano pisciotta detto 'U sciacqualattuga', mi ha consegnato una querela da parte della Fao. L'organizzazione mondiale mi contesta il fatto che il quantitativo di cibo ingurgitato ieri sera avrebbe potuto sfamare un villaggio del Benin. Per non parlare delle emissioni gassose prodotte. Si stima che domenica mattina il comitato 'genitori antosmog' si riunirà in corteo nel centro di Milano per protestare. 
Torniamo alla nostra amata Inter. Si vuole scagliare contro qualcuno per addebitargli le colpe della disfatta?
Mi scaglio contro il noto ciarlatano Frank Riccardi il quale, presentandosi allo stadio, ha portato sfiga. Riccardi conferma così la sua inutilità nel mondo. D'altronde cosa possiamo aspettarci da uno con il suo scadente curriculum. Dunque. Riccardi nasce alla clinica privata 'Cumpari Zappittu' di Latina in un lasso di tempo compreso tra il 1860 e il 1982. Si forma al caseificio della mozzarella Francia. Qui conosce Martufello, che lo porta con sè all'Actor's Studio di New York, convincendolo che può diventare un grande attore. Nella grande mela incontra Andy Warhol, che gli chiede: 'Who the fuck are you?'. Frank non si scompone e risponde: 'Nisba sacciu attore io fare maiala la mandria cu tutti li mandriani'. Nasce una grande collaborazione, che porta all'allestimento della mostra fotografica 'di più nin zò' al Su Dagherrotipone, lo spazio artistico di Pruneddu a S.Antioco.
Poi, Frank tenta la scalata all'Oscar con il lungometraggio Ti si vistu li pecuri, un docu-film lirico-pastorale. La critica americana lo stronca definendolo 'la cosa più inquietante mai vista dopo Caccamo che mangia i cannoli senza mani'.Ora Frank sta tentando, senza successo, di rifarsi una vita a Milano.
Che ne pensa del pronostico imparziale di Pasqualino? E come sta il suo coglione destro?
Pasqualino è un essere orribile e pretendo la sua estradizione nel ranch di Caccamo a Modica, dove gli ospiti vengono cibati dai piatti che lo stesso tunisino cuoce in ncondizioni igieniche talmente dubbie, che risulterebbe più salutare mangiare nel bidet di Steve La Chance. Il mio coglione destro non esiste più, è stato sostituito da una palla da tennis firmata da McEnroe. 


venerdì 25 marzo 2011

LETTERE AL DIRETTORE, Il poeta ringrazia e il Passante si incazza (per le rime)

Il Poeta
Gentilissimo Presidente,
lei è veramente persona buona e giusta.
Non posso che ringraziarla per le belle parole che ha speso per me. E per avere convinto l'illuminato e illuminante Riccardi ad abbassarsi a commentare le mie poesie.
Tra l'altro, non mi aspettavo la sua richiesta di illustrare maggiormente la mia vita.
Non posso che accettare la sua proposta, vincolandola però a un preciso aspetto: il mio intervento sarà effettuato in versi.

Un saluto pieno di riconoscenza,
Livio Ottavio Turlà

Gentile Presidente,
noto che oggi lei ha deciso di farmi incazzare. Riuscendoci in pieno. Ho già ricevuto una email dal Papa, che mi diffida dal tirare nuovamente in causa i santi, pena l'anatema.
Dunque. Prima mi mette in fondo al colophon del sito; poi intervista Lessi, permettendogli di non scagliarsi contro il Caccamo; infine, pubblica le poesie di tale Livio Turlà, quando è da circa tre mesi che le invio anche io miei componimenti.
Ricorda? A dicembre, come mio personale regalo di Natale, le inviai il mio poema epico in ottave che ho intitolato 'Petiadi', e che immagino lei non abbia nemmeno sfogliato.
Non capisco, poi, l'ostinazione nel conferire a Riccardi questo fantomatico ruolo di uomo di cultura. "La circolarità rimanda all’uroboros tipico della cultura celtica proveniente dalla stessa biografia di Turlà, che si è addentrato in posti sconosciuti alla romanità". Ma che cazzo vuol dire?! A Riccà, ma parla come magni.
A questo punto, le invio una mia poesia lirico-pastorale, che ho composto tempo fa in Barbagia, mentre con Pruneddu progettavamo quel grande sogno chiamato 'Su Pistillone'.
La poesia si chiama 'Pecorelle'.

Pecorelle, pecorelle
così bianche, così belle
tutte in gregge ve ne state
e belando camminate

Pecorine pecorine
cosa sono quei pallini
che io pesto coi piedini?

Pecorelle quei pallini
non sono proprio sassolini
ma son cacca a pallettoni
e vaffanculo pecoroni.


Risponde il Presidente Lorenzo Lamperti 
Caro Turlà e caro Passante,
ringrazio entrambi per i vostri preziosi interventi. Ognuno a modo suo, ovviamente. Ribadisco a Turlà la felicità mia e di A Pieno Titulo di accoglierla tra noi. Venendo al Passante: la ringrazio calorosamente per l'invio del suo mirabile componimento Pecorelle, che ho molto apprezzato. Devo però a questo punto ricordarle che il suo poema epico "Petiadi", che mi ha consegnato scritto su rotoloni di carta igienica è stato usato per soddisfare le sue esigenze fisiologiche dopo la cena di Natale che abbiamo fatto al Su Pistillone. Sarò lieto di pubblicare le sue poesie qualora decidesse di mandarmele nuovamente.

Leggi le altre lettere al direttore

IL TEMPO DI UN ASTERISCO, Autunno

Cominciamo oggi la pubblicazione della raccolta di poesie "Il tempo di un asterisco" di Livio Ottavio Turlà. A corredo dei versi è presente un'analisi critica di Frank Riccardi, il redattore della fortunata rubrica Mo' te spiego 

Autunno
Capelli sparsi sul selciato
Memoria fugace
Del tempo di un asterisco
Nota a piè di pagina
E’ il tempo passato


L'analisi critica di Frank Riccardi
Già dal titolo capiamo che ci troviamo di fronte a un autore molto sensibile alla grande tradizione poetica italiana. Il Turlà si rifà apertamente a una vetta dell’ermetismo riallacciandosi alle prime creazioni di Ungaretti. In questo caso la figura passa dalla foglia al capello, quindi si va oltre al fatalismo. Si è già passato il muro invisibile tra vita e morte.
(In questo momento di grande raccoglimento estetico, Riccardi viene disturbato da Caccamo e Losi, ndr) Eh basta, insomma. Di fronte all’arte bisogna fare un passo indietro, la poesia ha bisogno di intimità, e che cazzo…
Va beh, si diceva i capelli sparsi e dunque siamo andati nell’oltre. La memoria fugace è un concetto tipicamente oraziano “benché dell’umano ben poco rimane”. Orazio si rifugia nell’adorazione della poesia, monumento più duraturo del bronzo. Il Turlà ci ricorda che le costruzioni umane, per quanto belle, sono legate intrinsecamente al destino dell’uomo, che è quello di tornare cenere. La poesia è cenere.
Passiamo al verso probabilmente più importante. “Il tempo di un asterisco”. È interessante notare che da un riferimento latino/greco si passa alla contemporaneità italiana, anche africana, di Valentino Zaighen che usava questa immagine dello spillo. Il Turlà esalta la punteggiatura, valore caro alla neoavanguardia di Sanguineti la cui eco ricompare in questo componimento. La “nota a piè di pagina” definisce meglio l’inquadratura di questa poesia nel postmoderno. L’orizzonte su cui si muove il Turlà va da Sanguineti e l’importanza della punteggiatura e arriva sino al celebre pensiero di Totò: “Fa vedere che abbondiamo, virgola, due virgole, fai tre virgole non si dica che noi di provincia siamo tirati”. Il Turlà apprende la lezione fondamentale di questi maestri: bisogna prendere segni e sintomi della pagina ovunque siano distribuiti. Nell’ultimo verso di Autunno scopriamo che lo stile di Turlà è una circolarità che riporta all’uroboros il serpente che si morde la coda.
(Riccardi si interrompe per dileggiare Losi, che sbaglia un canestro semplice con un foglio di carta, ndr). Manco Gheddafi sarebbe così handicappato, manco la no fly zone costituita dai capelli di Caccamo.
La circolarità rimanda all’uroboros tipico della cultura celtica proveniente dalla stessa biografia di Turlà, che si è addentrato in posti sconosciuti alla romanità. Turlà conclude con il suo continuo richiamo tra presente e passato e quindi tra continuità e fertilità. Autunno di Turlà, poesia di eccezionale valore, significa vita che si rigenera.

lunedì 21 marzo 2011

CACCAMO&PRIVATO, Una pergamena per tutti

Oggi il talentuoso Passante si è presentato con un tubo di cartone. Non conteneva antichi papiri con il testo della Bibbia, né la Magna Charta. Meglio, molto meglio. Ho delegato il dottor Oliva a ritirare per conto mio a Ravenna la pergamena di laurea che l’università di Bologna ha deciso, immagino dopo estenuanti dibattiti legali e procedurali, di consegnarmi dopo 27 mesi. Tre gravidanze sommate per un pezzo di carta pregiata, ma pur sempre carta. Peraltro sono convinto che il tubo di cartone è stato ricavato da un rotolone pachidermico di carta igienica. La chiamano pergamena, poi, ma non ho capito se la fanno a Pergamo alta o bassa. Ma quello che conta è il contenuto. Non abbiate paura, c’è una possibilità per tutti che venga riconosciuto il talento. E non si fanno discriminazioni: mi sono laureato a nord del Rubicone, quando normalmente non potrei varcare i confini della Sicilia sud-orientale. Il talento, se c’è, viene sempre premiato. Addirittura con lode, o più probabilmente con “l’ode”, con una bella poesia, magari di Paolo Pegoraro.