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mercoledì 30 novembre 2011

LA BRANDA, Il male del nostro tempo

Una comunità civile - strenuamente civile - come quella norvegese maneggia con comprensibile fatica lo stagista Frank Riccardi, le sue idee primitive, il suo crimine bestiale. Le leggi impediscono la vendetta, che è barbarica (e dunque familiare a Frank, non ai suoi colleghi) e addirittura costringono quell'Ambasciata a porsi, su un uomo che ha deviato con le sue spiegazioni decine di lettori, la fatidica domanda se sia solo un ciarlatano o soprattutto un pazzo, dunque da curare (la diagnosi dei tobagisti è "cialtroneria paranoica") più che da punire.
La domanda, in realtà, andrebbe estesa a tutti gli abitanti di Fondi, nonché a quasi tutti quelli della Ciociaria, che sono entrati gramscianamente in contatto con le sue parole, tanto "folle" appare, alla nostra ragione nonché alla nostra pietà, la decisione di parlare di qualcosa pur non sapendone un cazzo. Molte sue idee sono malate, schizofreniche e paranoiche fino dalla loro formulazione. Lo spiegazionismo lo è certamente, benché abbia disperatamente tentato, per secoli, di darsi una struttura culturale e "scientifica". Far capire agli spiegazionisti che sono malati non risolve certo il nostro problema (che è farli finalmente tacere). Ma forse, può aiutarli a risolvere il loro.

venerdì 15 aprile 2011

IL TEMPO DI UN ASTERISCO, Tramonto

Terza puntata della pubblicazione della raccolta di poesie "Il tempo di un asterisco" di Livio Ottavio Turlà. A corredo dei versi è presente un'analisi critica di Frank Riccardi, il redattore della fortunata rubrica Mo' te spiego.

Tramonto
Sarebbe un confine
È solo il nome di un viale

L'analisi critica di Frank Riccardi
Qui c’è una cartografia in ballo se si ricollegano i versi al titolo. E' la cartografia delle emozioni, del cuore  e non solo del luogo fisico. Una ricerca di spiritualità che trapassa l’orizzonte puramente visivo del postermetismo. Questa mappatura di emozioni ha un riferimento fisso in Derek Walcott, premio Nobel antillano, ma anche in Giovannino Lo Pesce, contrada Querce di Fondi. Lo Pesce è noto anche a Cerignola, frazione di Formia, quindi come potete capire ha una fama estesa.
Questa poesia è un passo in avanti di Turlà verso la contemporaneità, verso la modernità e verso la sera. C’è questo riferimento cinematografico che riporta a una lettura meta critica della mitteleuropa e quindi sottende il ritorno dalle possibilità del nuovo mondo alle radici fondanti, alle colonne del vecchio continente. Capisce che  questo è un movimento a spirale che non può portare che a un trionfo (Frank rutta, ndr) dello sdilinquimento esistenziale.

Le pillole esistenziali di Livio Ottavio Turlà
Innanzitutto vorrei esprimere tutta la mia gioia per il fatto che mi abbiate scelto per far parte della commissione del primo premio giornalistico Alessandro Oliva. Ma torniamo al racconto della mia vita. Dopo la licenza classica e dopo aver conseguito la patente di guida, ho passato un'estate angosciante nella quale ero impegnato nella scelta della facoltà dove intentare il mio percorso accademico. Inizialmente propendevo per Lettere, ma all'improvviso, dopo aver osservato le stelle cadenti nella notte di San Lorenzo, ebbi un sussulto su Scienze Astronomiche. Alla fine, però, tornai sui miei passi a causa dei miei genitori, che minacciarono di togliermi la paghetta settimanale di 350 euro. Eh sì, dovete sapere che la mia famiglia è piuttosto benestante, ma modesta nella sua ricca semplicità. Fu con un tarlo nel cuore che mi recai all'Università di Catania per immatricolarmi al corso di laurea in Lettere.

Leggi le altre puntate de Il tempo di un asterisco 

IL PROFILO, Frank Riccardi

Originario di Fondi, un paese sull’Appia, a metà strada tra Roma e New York. Cresciuto in una cascina con Andy Warhol e Martufello. Laureato a Rai Tre in comunismo. Qualche viaggio (sperando di distintossicarmi presto). È a Milano per imparare a leggere e scrivere, arzarsi, cambiare aria alla stanza, fare qualcosa di nuovo, fare qualcosa, dire fare baciare lettera 43, capire cosa riuscire lui meglio assai. 




mercoledì 13 aprile 2011

MO' TE SPIEGO, Tra Palme e Craxi

Buongiorno Frank, come sta?
Ma guardi, vorrei subito fare delle precisazioni su cose che sono state dette su di me negli scorsi giorni. Innanzitutto in quanto al Passante, un uomo la cui infamia è universalmente riconosciuta, ha voluto attribuirmi un’origine etnica che non è assolutamente la mia. Questo rivela tutto il suo  pressapochismo, il fatto che sia qui alla Tobagi desta stupore. Il punto fondamentale è che non ho mai avuto rapporti con il caseificio Francia ma mi sono formato e molto bene nei caseifici Di Sarra e Paolella che appartengono al territorio della madrepatria. Già i borboni includevano Fondi sulle loro mappe della terra del lavoro. E capisco che quando si parla di lavoro Oliva perda tutte le sue coordinate. Oliva non ha mai mosso braccio pur rientrando nella categoria delle braccia strappate alle agricoltura.
Cominciamo parlando della sua esperienza allo stadio. Come ha vissuto questo evento così particolare per lei?
È difficile da spiegare. Come ho già detto, lo svolgimento della partita ha ricordato l’interpretazione dei sogni freudiana, in effetti molto meno il classico processo di Hegel di tesi, antitesi e sintesi. Zanetti si capiva già dal nome che non avrebbe fatto una gran partita. Zannetta, piccolo morso, ma mi pareva privo di mordente.
(A questo punto Caccamo si lamenta: “Ma ancora di calcio state parlando?”) Ma come ancora sul calcio, lei prende interviene, ma dove e come? Si ricordi di Schenghen provi a scendere al piano di sotto e prendere un caffè.
Partiamo con gli eventi culturali della settimana. Il Salone del Mobile.
Ma guardi, salone, fuorisalone, controsalone, io sto bene nel salotto di casa mia con pochi mobili, Ci vuole parsimonia, invece si ammucchia tutta sta roba. Già se penso a Lorella Cuccarini, “la più amata dagli italiani”, capisco che il mondo va verso la cucina. E in questa città così volta ai miti del consumo mi si viene a proporre un salone. Ma io nel salone mi ci voglio riposare. Provateci voi ad assaggiare un divano o un sofà. Come minimo arriva la polizia locale e ti arresta per oltraggio al pudore. Uno spinoziano come me rilegge questi eventi in chiave di negatività esistenziale specie quando si trova a frequentare il fuorisalone. Ma io preferisco stare seduto nel mio salone e bermi una bottiglia di mirto fornitami gratuitamente dal Su Pistillone. Ho una fornitura a vita, perché sono un cliente affezionato da decenni. C’ero alla fondazione e ho portato le prime troie, nel senso del cavallo. (Arrivano echi di contestazioni di Caccamo e Frank se la prende) Ma lasci stare la biologia lei che non è il suo campo, anche perché è subumano. Comunque ho creato una breccia in questo posto che era chiuso ai gusti contemporanei.
Che ne pensa della Palma d’oro alla carriera a Bertolucci?
Ma guardi, lei mi vuole far ridere, io ho bisogno di ridere, di svagarmi, sono sempre solo in compagnia dei miei tomi… cosa vuole che le dica di questi raccomandati, di questo esteta di provincia. E poi 900, 900 ma chi se ne frega io sono un uomo del 2000. Il secolo passato lo guardo con nostalgia, è come una credenza da cui tiro fuori confetture di pregio. Le sue sono andate a male e da mo’. Poi sempre questa provincia parmense, a me piace il parmigiano ma Bertolucci non è buono nei formaggi. Sì, vabbé, gli posso riconoscere un certo occhio per l’animale femminile ma francamente è il regista italiano più sopravvalutato di tutti i tempi dopo Edoardo Malvenuti. Poco tempo fa mi ha pure mandato un telegramma di complimenti: “Ah, m’arzassi pure io come te”. Si picca di essere pasoliniano, di conoscere la borgata e Biancaneve, ma io ho risposto: “Sì, tu è meglio che rimani sdraiato. Magari sotto un treno”.
Qualche giorno fa è scomparso Sidney Lumet. Cosa ne pensa di questo grande regista?
Lumet, sì mi confidò una volta al Su Pistillone durante la pausa di lavorazione di un film in Europa, mi confidò che le sue origini erano italiane.
(Frank è disturbato da Caccamo). E cos’è questa continua interruzione? Si finisce come Achille e la tartaruga. Vorrei vedere Achille, Caccamo e la tartaruga. Comunque, mi confermò che le sue origini erano italiane, si chiamava Sidney Lumetta. Il padre era candelaio nella Chicago degli anni Dieci. Comunque è una perdita, io lo piango perché lui aveva saputo trarre da questo retroterra talmudico che è sempre una chiave per trovare un realismo critico di matrice non ghettizzata bensì foriera di significati non solo meta testuali. E questo anche per rispondere a quel cretino che si ferma al testuale. E io piango la sua limitatezza, perché una critica deve essere non solo sociale ma metasociale, metastorica e pure metà. Sei vecchio e ti devi fermare, fai solo metà.
Venerdì 15 aprile esce il nuovo film di Nanni moretti. Che rapporti ha lei con Moretti?
Ah, certo c’era un tempo in cui stavo sempre con Nanni, Milly Dabbraccio e il cugino di Lele Mora, Fulvio. Eravamo tutti appassionati di mirto. All’epoca Milly lo chiamava Ninny. Lui ordinava sempre bestemmiando. C’è testimonianza di ciò in un filmato di Fuori Orario con Nanni che bestemmia dietro a Bellocchio che in quel tempo lavorava al Su Pistillone come caposala. Ultimamente la mia gloria ha accecato un po’ tutti, viste anche le collaborazioni illustri con gente del calibro di Maggiacomo. Comunque Habemus Papam lo andrò a vedere. Andando al cinema gli rilascio una cambiale in bianco, speriamo che mi ritorni e che possa pagarmi una retta della Tobagi.
Frank, ci consigli come spendere culturalmente la nostra settimana.
Allora, per quanto riguarda la musica ascolterei le migliori canzoni per tivù di Detto Mariano, specialmente il pezzo interpretato da Lino Banfi chiamato Il vigile. Come opera letteraria in senso lato consiglio le poesie di Lory Del Santo. Soprattutto di Lory Del Santo consiglio il corpus. Tutto il corpus. Per quanto riguarda il cinema, invito i miei fan a riscoprire una vecchissima opera, un action movie filosofico. Un film nato da una fantastica sceneggiatura di Abbagnano, Cacciari e Pipolo: Craxopotere Un pool di filosofi che operava nell’epoca di Mani Pulite. Il film era collegato a Rocky IV e  alla celebre frase di Ivan Drago: “Ti spiezzo in due”. Noi l’abbiamo integrata:  “Tu me spiezzi ma io ti rovino”. Un film fondamentale, con venature di cronaca giudiziaria e di noir finanziario. E ci sono una serie di crac. E di Craxi.