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lunedì 23 maggio 2011

LETTERE AL DIRETTORE, Il Passante spezza un braccio in favore dell'ergastolo al Caccamo

  • Gentile Presidente,
    come Lei ben sa, non ho mai approvato la Sua scelta di ospitare il Caccamo all'interno di A Pieno Titulo. Dio (o chi per lui) solo sa quante notti insonni ho passato a scrivere chilometri di lettere di protesta, a imbustare proiettili da mandare al Suo indirizzo, a tagliare lobi da inviare a Sua moglie e ai suoi figli. Eppure nulla. Nemmeno scriverLe 'ti ammazzo' con il sangue sulla portiera del Suo Hummer (rubato da Pisapia a Eto'o) è servito a qualcosa. Dunque, per me è già tanto dovermi sorbire la presenza di questo pubocefalo. E poi un giorno me ne sto qui beato ad incazzarmi contro l'inopportunità di affidare una rubrica di tematiche amorose a Eleonora 'Rocco Siffredi è solo l'aperitivo' Brianzoli, e leggo: "E' già stato difficile riportare all'ordine il Passante, a lungo latitante dai suoi obblighi di produzione e partecipazione alla vita redazionale". Ci tengo a sottolineare che nessuno mi ha riportato all'ordine. Una volta ci hanno provato. Nello specifico, la mia maestra d'asilo, che da quel giorno resto senza casa per colpa di un incendio.
    Gentile presidente, come amava spesso ripetere Euclide, 'mi sono rotto i coglioni'.

    La ringrazio per il tempo concessomi

    Il Passante
    Risponde il direttore Lorenzo Lamperti
    Mi dispiace ma ho avuto da fare.

giovedì 7 aprile 2011

MO' TE STADIO, Inter-Schalke 04

Martedì 5 aprile si è giocata l'andata dei quarti di finale di Champions League tra Inter e Schalke 04, terminato 5-2 per i tedeschi. Per noi da San Siro c'era l'esperto di calcio Frank Riccardi.

San Siro. Sad Siro, direbbero gli inglesi, dopo aver passato una serata come quella nerazzurra di martedì. In ogni caso, mai dimenticare l’etimologia. La parola Siro deriva dai primi commenti sulla costruzione dello stadio. “Lo faremo grande come uno di Roma!”, disse l’architetto. “Seeeee, Roma!!”, rispose un Passante. Nei secoli, l’espressione si è prima accorciata in “Sì Roma”e poi contratta in “Siro”. Questa spiegazione è solitamente censurata per motivazioni politiche. I leghisti la temono non poco. E fanno bene. Gli stessi leghisti sono molto amici di un ministro che propugna il rigore nei conti pubblici. Ma vi pare serio? Allo stadio come al ministero, i dubbi sulla legittimità del rigore sono numerosi. E, visto lo stato di alcuni giocatori in campo, si può ben affermare che l’unico rigore davvero possibile è forse il rigor mortis. E in effetti si gioca a calcio, ma a confrontare le cronache sportive con quelle rosa, si direbbe che molti divi del pallone farebbero meglio a dedicarsi ad Ammazza che mazza. Del resto, l’uomo semplice è anche il più illuminato, e non ci mette molto a bollarli come “divi di ‘stocazzo”. Quel che appunto sono. L’equivalenza parmenidea sull’essere che è si sostanzia nel modo più semplice e chi è convinto dalla filosofia dell’arché può tranquillamente passare avanti con un vabbuò (sua naturale evoluzione).
Ma ciò che conta è il rituale. La vicinanza tra l’azione delle squadre in campo, l’opera architettonica e i sentimenti delle masse popolari accomodate nell’arena chiama in causa, inevitabilmente, la categoria del “nazional-popolare” di gramsciana memoria. Certo, la lotta per un nuovo umanesimo della curva milanese s’infrange contro la volontà teutonica dello Schalke 04, una determinazione schiettamente nitzscheiana a superare il quarto di finale di Champions che porta a chiedersi se non fosse stato preferibile, per il tifoso interista, passare la serata a consumare piuttosto un quarto di bue, in allegra compagnia, dentro una trattoria a Campione d’Italia – nomen omen, foriero già di altre fulgide Memorie, che alcuni peraltro vorrebbero ricacciare nel Sottosuolo, oppressi come sono in dostojeskiano ciclo di delitto e castigo calciopolista.
Notevole, nel rito sansiresco, è l’assimilazione della divinità ad animali della più svariata specie. Si scavalca con ciò anche l’idolatria pre-mosaica, per giungere alla più potente definizione finora osservata del concetto di capro espiatorio descritto nei tomi di Rene Girard. Lo stesso studioso francese è anzi scavalcato, diremmo sia a destra che a sinistra, da San Siro che fa di tutto per dare senso alla definizione d’inconscio collettivo proposta per la prima volta da Jung. C’è bisogno di riallacciarsi agli antenati dell’uomo moderno: niente di più facile, quando in campo c’è Eto’o, il cui ancheggiare energico e primordiale ispira – scoperta dell’ultim’ora e dell’ultimo anello – uomini e donne, scavalcando la definizione dei sessi senza però scavalcare mai, ahilui, lo specchio della porta. Quello ancheggia, Silvia Favasuli zompetta, Oliva passa, il Presidente barcolla ma non molla, al contrario del suo pari grado in Generali, che si dimette. Grande confusione sotto e oltre le luci già cantate da Vecchioni, ritornate ad illuminare un improvvisato, forzato tentativo di ricostruzione d’una urszene freudiana in cui il club dell’Internazionale identifica la reale natura delle scelte di dirigenti e allenatore nella visione dell’atto violento inevitabile, bello per pubblica definizione e punitivo nella realtà dei fatti. La conclusione, fuor di metafora, è proprio quella e nessun’altra: cazzi amari. Eccome.
Da notare infine che non si è mai da soli nel viaggio al cuore di tenebra. La compagnia, però, andrebbe scelta con cura. Milito, miles che fu gloriosus, ogni tanto erutta ma mangia, e mangia tanto: a guardarlo non si fa che esclamare “Che s’è magnato!!!” Altro indiziato dell’onomastica: Maicon. Mai-con, appunto. Sempre senza. Andrebbe meglio, si direbbe.



mercoledì 6 aprile 2011

LE PAGELLE DELLA FAVASULI, Inter-Schalke 04

Inter Schalke 04. L’entusiasmo della prima volta a San Siro

Eto’o 5,5. Avanza possente, ancheggia a ritmi latinoamericani, ma è energia senza sfogo. Non conclude mai.

Milito 6 Segna, ma nel secondo tempo ha troppa fame e, accecato, sbaglia il gol su cross di Sneijder e si mangia il pallone passato da Eto’o.

Sneijder 6 Veloce, tecnico, balla il tip tap mentre cerca di costruire l’attacco, ma non trova l’aggressività che serve.

Cambiasso 5 Vedo la sua capoccia barluccicare per tutto il primo tempo. C’è, si fa vedere e prova a costruire. Poi si perde e mi dimentico di lui.

Thiago Motta 4. Mi ricordo di osservarlo solo quando lo sostituiscono con Nagatomo.

Stankovic 7 Mi accoglie a San Siro con un gol al trentesimo secondo da centro campo. Stupefacente, ma dura troppo poco.

Zanetti 6,5. Corre, corre, corre. Dalla difesa all’attacco e poi ancora in difesa. Il capitano ci crede fino in fondo. Ma non convince i compagni. .

Chivu 4,5 Ricordo poco di lui. Un insulto poco solidale dalla fila sopra di me “Merda”

Ranocchia 3. Incredibile, Ranocchia salta! Respinge la palla degli attaccanti sempre con un balzo. Ma ne fa uno di troppo. Scivola sul fianco e spinge la palla dove non deve.

Maicon: 5. Entusiasma poco.

Julio Cesar s.v. Il verde della maglia mi abbaglia troppo. Non riesco nemmeno a dargli un voto.


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Neuer 7: Si prende una piccola pausa all’inizio. Ma poi la porta diventa un fortino.

Uchida, Howedes, Matip, Sarpei: 8. La difesa dello Shalke è un blocco. Difendersi dall’Inter diventa così facile nel secondo tempo che Sarpei si mette a pescare.

Farfan: 7. corre, corre, poi gira veloce a arpiona la palla, in barba all’Interista.

Jurado: NLR, non lo riconosco

Papadopoulos: NLR, non lo riconosco

Baumjohann: NLR, non lo riconosco

Edu: 8. Giocatore barocco. I suoi virtosismi mi maravigliano. Segna di sinistro, prendendo la palla di striscio sul lato destro del piede. 

Raúl 8. Potente e veloce. Energia costante fino alla fine che monta e sfocia nel gol nella porta di Cesar.

Silvietta Favasuli

sabato 26 febbraio 2011

IL PRONOSTICO IMPARZIALE, 26 febbraio 2011

a cura di Ivano Pasqualino, interista e catanese

Quest’edizione de “Il pronostico imparziale” andrà in “onda” (si fa per dire) in versione ridotta per venire incontro all’umore afflitto dei tifosi nerazzurri: dopo la sconfitta (prevista e annunciata) contro il Bayern Monaco, l’Inter si prepara alla domenica che cucirà definitivamente (come se ce ne fosse ancora di bisogno) lo scudetto 2010/2011 sul petto rossonero. Il Milan si prepara ad annientare un Napoli a terra con le gambe e con la testa dopo la sconfitta in rimonta di Villarreal (si, si scrive con due R, andate a controllare, questa è informazione certificata caro Caccamo):  non può che essere lui, l’uomo campionato “par excellence” Zlatan Ibrahimovic a seppellire i partenopei. Prevedo un secco 2-0, Ibra (che non segna da tempo immemore, quasi un mese, vedasi trasferta di Catania del 29 gennaio). L’Inter inseguirà ancora il suo quinto posto, in uno dei campi più ostici della Serie A per i nerazzurri. Dopo quella dei bavaresi, prevista un’altra vendetta illustre al Marassi: quella di Biabiany. Inter illusa dal vantaggio di Eto’o (non segnerà di certo Pazzini alla sua ex squadra), e poi trafitta dall’agile e cinica ala francese. Prima gol e poi assist per Maccarone: 2-1 per i doriani e seconda sconfitta in cinque giorni per Leonardo.  Milano divisa tra domenica e lunedì: festa rossonera, sempre più crisi “nera”azzurra.