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giovedì 24 novembre 2011

MO' TE SPIEGO - Il governo tecnico

 Le spiegazioni incomprensibili di Frank Riccardi 

Frank, cosa ne pensa dell'ascesa di questo nuovo governo?
Innanzitutto mi preme sgombrare il campo da equivoci. Lo si è dipinto come una novità assoluta, ma questo governo Monti non è che una copia. Lo dimostra il fatto che, per pararsi, hanno voluto metterci dentro a tutti i costi un Riccardi, ovviamente quello sbagliato. L’unico giusto sono io, già presidente del primo e unico governo Monti degno di nota. Lo fondai tempo fa in una vineria del rione Monti a Roma. Da lì, appunto, il nome. Accanto a me, nell’ufficio di presidenza, c’erano le signorine Giovanna Moscatelli e Antonella Panico, notissime esperte di vita e di morale. Data la nostra unità d’azione e d’intenti, eravamo detti anche la Trinità di Monti. Come vede, avevo messo delle donne in posti chiave ben prima del cosiddetto SuperMario. Siamo stati talmente bravi che non ci hanno mai chiamato in Europa, se non per correre noi in aiuto di altri. Per dire, non abbiamo neanche avuto bisogno di fare nemmeno un Erasmus.

L'aggettivo tecnico è appropriato? Gramscianamente, cosa significa governo tecnico?
Guardi, nell’epoca della grande informatizzazione, il tecnico lo si chiama soltanto in situazioni d’emergenza. Su questo il più eloquente in dottrina è stato certamente Corrado Guzzanti:


Ho letto da qualche parte (non ricordo bene dove, del resto se una testata non riporta il mio pensiero non è importante) che il governo tecnico sarebbe frutto di quello che Gramsci chiamava “pessimismo dell’intelligenza”. Beh, innanzitutto voglio marcare la differenza e precisare che il mio governo era guidato dall’ottimismo dell’idiozia. Che, guarda caso, è la cosa più intelligente da mettere in campo, come insegna lo stesso Marx (lei sa che io sono profondamente marxista, tendenza Groucho. Ovviamente sto citando lui).

Cosa ne pensa del nuovo Presidente del Consiglio Mario Monti?
Ci conosciamo da tempo. Una volta mi ha offerto una cattedra alla Bocconi, ma io ho rifiutato perché all’epoca preferivo continuare a produrre i film porno di Gianluca Maggiacomo. Poi alla mensa della Bocconi, nonostante il nome, non si trova della buona mozzarella, neanche a bocconcini. Con Mario abbiamo diverse cose in comune: per esempio, il cinema. Anche lui è un appassionato dei film di Bud Spencer e Terence Hill. Il suo preferito, ovviamente, è “Lo chiamavano Trinità”: ma mi ha confidato che, per scaramanzia, prima della fine del 2012 non vedrà il sequel, “Continuavano a chiamarlo Trinità”. Ha notato che è volato a Bruxelles per incontrare Merkel e Sarkozy? Hanno detto che si trattava di questioni istituzionali, in realtà era per ripassare tutti insieme “Altrimenti ci arrabbiamo”.

Non pensa che con Monti le pianure possano essere danneggiate?
È quello che pensa anche Bossi, non a caso un cretino peggio di lei. Guardi, io ho familiarità con conche e paludi, in una prospettiva di progetto leonardesco è tutta roba che deve essere drenata, e del resto l’Europa ci chiede politiche d’austerità, quindi come vede c’è della coerenza. Io piuttosto mi preoccuperei dei residui pirateschi d’opposizione che ancora stanno a galla. Infatti, per Monti, il vero antagonismo non è con le pianure ma con i mari. L’esclamazione “Fuss’ ‘a maronn’”, che il Paese intero ha emesso alla notizia della nomina del professore a premier, si riferiva proprio a questo: ai marosi, che si spera di allontanare.

La nuova sede del Consiglio dei Ministri

Nel programma di governo ci sarà spazio per lo stalinismo borbonico?
Beh, il mio governo Monti era completamente dedicato al piano quinquennale di stalinismo borbonico, come indica anche l’origine delle colleghe Panico e Moscatelli (una garanzia, da questo punto di vista). Con Mario ne abbiamo parlato poco, sa, tutto è successo un sacco di fretta, ma il fatto che sul Colle più alto sieda ancora Napolitano mi fa ben sperare. Certo, ci sono alcuni provvedimenti che posso consigliare a Monti di adottare subito. Sarebbero misure necessarie per la crescita.

Primo. Divieto di circolazione nei centri storici per i culi troppo larghi. C’è bisogno di spazio. Il divieto, nel caso, si può estendere alle periferie. 
Secondo. Finanziamento pubblico per i film erotici del maestro Maggiacomo, facilmente riconvertibili alla pubblica utilità. 
Terzo. Patrimoniale ad personam per Pietro Pruneddu e famiglia. 
Quarto. Provvedimento d’espulsione immediata per Giorgio Caccamo. 
Sesto: Bruno Ambrosi. 
Settimo: abolizione di Ragusa, città e cognome: sono entrambi enti inutili e sprechi di denaro pubblico.

È vero che ora al governo c'è una grande ammucchiata?
Detto così, sembra che il premier sia Maggiacomo e non Monti! Diciamo che si sono formati dei montarozzi, dei monticelli di consenso. Un giorno prima non c'era, adesso c'è: si è trattata di una vera propria erezione di consenso, come certificherebbe anche De Rita, impossibile da ottenere tramite elezione. Alle elezioni facilmente ci si ritrova trombati. Con l'erezione è il contrario. Da qui il fascino erotico del potere, già sviscerato da Foucault e altri, tra cui il sottoscritto.

Bossi è ancora dietro al cespuglio?
Guardi mi pare l'abbiano ritrovato che vagava per i giardini di Villa Reale a Monza, cercando l'entrata del ministero, e anche lì gli hanno ricordato che deve stare attento col sigaro: il fogliame può prendere fuoco. In ogni caso, io sarei per la potatura, la stagione è passata.

Frank Riccardi

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lunedì 1 agosto 2011

VIDEO: Festival del teatro di Avignone

Frank Riccardi, invitato al Festival del teatro di Avignone, si esibisce con il ghirillo: prima suona con il Presidente il main theme di Altrimenti ci arrabbiamo, litigando anche con il pubblico. Poi, sempre in Place de l'Horloge, interpreta con passione Rhapdosy in Blue di Gershwin.





giovedì 23 giugno 2011

TOBAGI VISTA DA: Alessandro Oliva

Come di consueto, sempre di giovedì, un modo per capire, per capirsi e forse anche per capirci. Percorsi umani ed esistenziali. Testimonianze di vita e di giornalismo. Quando una lezione, vista l'ora, è appena finita e una nuova lezione è appena cominciata. Una lezione in più per capire, vivere, sognare.

L'intervista a Alessandro Oliva è stata effettuata dal Presidente e dal Caccamo sabato 18 giugno in auto nel tragitto tra Milano e Ravenna.

P: Dottor Oliva, come è sbarcato alla Tobagi?
Sono sbarcato per caso, ero già sistemato e avevo un ruolo importante all'interno del Corriere del Granaio. Ero caporedattore della sezione agricola. Mi occupavo di trattori. Ero inviato nelle zone di Forlì e Cesena ed ero tra i giurati del concorso di Miss Trattore. Ho avuto problemi con i villici e dissidi con le lobby del trattore. In particolare si erano schierati contro l'importazione di trattori stranieri, soprattutto di quelli lombardi. Il mio editore era Tony e Cuntadein. Lì al Corriere del Granaio mi sono trasformato in Passante, un giornalista sempre con la schiena dritta. Nel senso che sto in piedi. Ho ricevuto anche delle minacce come una lettera anonima con un pistone insanguinato. Ho voluto arricchire la mia carriera arrivando a Milano. Ma la scelta si è rivelata infausta già dopo la prima settimana.
P: Senta, e quando è arrivato nei corridoi della Tobagi cosa ha provato trovandosi di fronte un caccamo?
Ero convinto di essere alla Caritas, anche perché l'ho visto lì con una valigia di cartone e parlava una lingua sconosciuta.
c: Ma io l'ho conosciuta alle selezioni della Tobagi e lei millantava di essere siciliano ma con un accento che Gianni Drudi a confronto sembra di Trapani.
La sua è una provocazione meschina. Io in realtà tendo a nascondere le mie origini non italiane, infatti ho studiato dizione romagnola con il mio vecchio editore alla Royal Tony School.
P: Lei è stato definito un ecomostro. Questa cosa influisce sul rapporto con i suoi colleghi? Si sente accettato?
L'antico vezzo del meteorismo ha fatto sì che si allontanassero da me. Testuale.
P: Lei è noto, all'interno della scuola, per l'impegno e il tempo che dedica nella preparazione degli esami. Qual è il suo segreto? Come fa a trovare tutto questo tempo da spendere sui libri e le dispense?
Ho studiato libri fornitimi da Tony e Cuntadein. Il prossimo esame di diritto invece lo preparerò con il mio avvocato di fiducia, Anto' Lu Purk. Ma mi lasci spiegare come ho conosciuto Anto': mi recavo negli Abruzzi - quando ancora non esisteva il Molise - come giornalista enogastronomico. Una sera al ristorante non avevo soldi per pagare e dunque mi hanno messo a lavare i piatti. Nel lavandino accanto al mio, c'era il mio futuro avvocato.
P: Caro Passante, lei ha un vezzo che tutti conoscono: quello di denudarsi non appena le si offre l'occasione. Da dove nasce questo desiderio di nudità?
Questo mio vezzo risale ai tempi delle elementari, quando feci una scommessa con un mio compagno napoletano sullo scudetto dell'Inter. Vi lascio immaginare com'è andò a finire...
P: Pregi e difetti del Passante.
Guardi, io so bene di essere la feccia dell'umanità. Nella mia vita ho commesso molteplici reati: dalle insolvenze a reati contro il patrimonio artistico. Per esempio una volta scrissi "Forza Inter" utilizzando le tessere del mosaico di Sant'Apollinare.
P: C'è una voce che sostiene che lei ami mangiare cagando. Corrisponde al vero?
Guardi, i miei detrattori non sanno che io vado orgoglioso di questa mia abitudine. Io al cesso faccio di tutto: mangio, leggo giornali, scrivo pezzi, navigo su internet, preparo il presepe. E tanto altro ancora.
P: In questi mesi avrà certamente sviluppato un odio particolare nei confronti di qualche suo collega. Ci può dire chi disprezza di più?
Odio tutti in egual misura. D'altra parte faccio un vezzo della mia proverbiale misoginia e misantropia. Io non faccio amicizia, stringo solo alleanze commerciali. Comunque, mi fanno schifo in particolare Caccamo per le sue origini, Elia per la sua sodomia e la Favasuli per la sua ritrosia al cospetto delle mie avances. Pensi, per lei mi sono persino riaccostato alla doccia!
P: Senta Passante, ma è vero che il suo coglione destro è ormai consumato?
Confermo. D'altra parte, sa, io sono scaramantico. A San Siro mi ero orientato sul palpare Silvia. Lei aveva accettato di buon grado ma poi ho rovinato tutto denudandomi dopo il gol di Stankovic.
P: Ci racconta qualcosa della sua esperienza come inviato di A Pieno Titulo?
Sono stato a Londra due volte per Tottenham-Milan e il Royal Wedding. In quest'ultima occasione ho potuto rivedere il mio grande amico William. Eh, quante ne ho passate con il vecchio Willy! Come quella volta in cui siamo andati al Su Pistillone vestiti da feldmarescialli.
P: Passante, lei è anche un promettente poeta. Come nasce la sua passione per i versi?
Da lontano. Iniziai con le Petiadi, un poema epico-cavalleresco che non ebbe grande successo di pubblico per la sua complessità che lo rendeva incomprensibile ai rozzi cervelli del popolino. Ebbe però un ottimo riscontro nei salotti romani dell'Ikea. Infatti, ho sovente declamato le mie poesie in un salotto di faggio dell'Ikea di Casalecchio di Reno. Ho avuto molto successo con la raccolta Grazie perché mi caghi, che conteneva le celebri Pecorelle e Farfallina. Ora sto lavorando alla mia nuova raccolta ma non so ancora a che animale consacrare la mia opera: urogalli o moscardini sono i miei favoriti.
P: E' orgoglioso dell'istituzione del Premio giornalistico Alessandro Oliva?
Molto. In giuria è stata una scelta difficile data la qualità dei cinque componimenti finalisti. Ma alla fine grazie all'aiuto del grande Leonard Berberi siamo riusciti a dirimere la questione. Ne approfitto per dire che Rubers Bentoglio esiste davvero. So che sembra un personaggio inventato, ma non è così. Al contrario Gino Pilotino è un'invenzione: sono io. Ma non lo avrei mai fatto vincere, son un giornalista corretta e con un pelo alto tre dita sullo stomaco.
P: Passante ha già trovato il suo brand? Si sente abbastanza crossmediale?
Guardi io non ho mai crossato bene perché ho il piede a banana. Comunque la vita riserva sorprese, come quella volta che uscii con una ragazza che aveva la voce di Fausto Leali con l'asma. Ecco quella volta mi sono sentito molto transmediale.
P: Caro Passante, si faccia una domanda e si dia una risposta con un'altra domanda.
Quanto è caliente il sol? Mi scusi, ma lei... chi è?

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martedì 21 giugno 2011

mercoledì 15 giugno 2011

MO' TE CREPO, Frank dimenticato in macchina

Una storia straziante. E' quella del piccolo Frank Riccardi, dimenticato in auto dal distratto padre. Un destino amaro, quello di Frank.

GUARDA IL VIDEO SULLA STORIA DEL POVERO FRANK

Hanno collaborato:
Lorenzo Lamperti (montaggio)
Arcangelo Rociola (voice over)
Frank Riccardi (Frank Riccardi)
Stefano Glenzer (il padre)
Silvia Favasuli (la madre)

martedì 22 febbraio 2011

MO' TE SPIEGO, 22 febbraio 2011

Spiegazioni incomprensibili dei fenomeni socioculturali.

Dottor Riccardi, bentornato.
Ringrazio lei e il panteismo illuminato per essere di nuovo qui.
La prima puntata di Mo' te spiego ha avuto un enorme successo. E' diventato, in una settimana, il terzo articolo più letto di A Pieno Titulo. E' contento di questo risultato? 
Mi lasci dire che sono particolarmente soddisfatto di essere al terzo posto. Per molti secoli il bronzo è stato considerato più prezioso dell'oro, voglio ricordare ai nostri lettori. Poi il terzo posto mi sembra più appropriato per l'alto livello culturale di questa rubrica. Non posso mischiarmi con quella robetta commerciale che sta al primo e secondo posto. Essere terzo mi consente anche di denunciare i giochi di palazzo che annichiliscono la meritocrazia. Questo risultato è un bel segno, mi sento lo sdoganatore dell'alta cultura e dell'haute culture alla grande massa. Voglio però promettere che non mi farò sottomettere dalle trappole della mercificazione intellettuale. A meno che, ovviamente, non mi verrà intestata la quota di Unicredit in possesso dei libici.
La scorsa settimana abbiamo parlato di Sanremo. Come giudica il risultato finale del festival?
Mi sembra che la vittoria di Vecchioni sia la giusta conclusione di un'edizione che si è richiamata con tale vigore alla tradizione milanese. Alludo ovviamente alla merde d'artiste di Piero Manzoni. Dei frammenti della merde manzoniana si ritrovano in quell'ammasso di retorica e di luoghi comuni che contraddistinguono la canzone di Vecchioni. Canzone che risulta una melassa sciropposa e indigeribile per un qualsiasi uomo dotato di un certo criterio, tranne forse Bombolo se obbligato dal Monnezza. Devo però riconoscere che Vecchioni si è richiamato a Manzoni con consapevolezza. Un richiamo trasversale che ha provocato grande interesse e commozione nel conduttore Morandi.
Per quanto riguarda gli altri artisti?
Non ho quasi parole, la mia sapienza vacilla di fronte a questo popo', nel senso meno volgare di merda (ovviamente d'artista), di cantanti. Anna Oxa si richiama all'olio di fegato di merluzzo e il suo legame con il regime albanese (ora anche con quello kosovaro) pare indicare metodi d'antan. Per quanto riguarda l'artista di Cellino, lui è notoriamente il rovescio del gramscismo, il nazionalpopolare estratto dai quaderni e riconvertito come un guanto nel suo opposto. Lo possiamo paragonare alla filmografia statunitense di Vincenzoni, quando se ne andò dall'Italia e finì per fare sceneggiature per i caproni di Hollywood pensando: "Tanto qua devo magnà".
Oggi Il Giornale dedica una finestra a Nicole Kidman e alla questione degli uteri in affitto. Lei che ne pensa in merito?
Voglio segnalare che gli uteri sono in affitto a prezzi scandalosamente bassi. Altro che Pat, qui sta per uscire il Put (Pio Utero Trivulzio) con liste di nomi e tutto il resto. Mentre noi per trovare un utero dobbiamo sganciare fior fior di quattrini c'è chi se lo affitta a pochi soldi. Non mi sembra giusto. E' tutta una questione di put, un acronimo che nasconde una forza espressiva che è molto più di un olismo semantico. Tanto che potremmo aggiungere un’altra “t” alla sigla, e parlare di Putt.
(Interviene il Caccamo e Frank si scatena: "Che fa Caccamo, vuole che le sputi addosso? Guardi che è uno sputo d'autore, non sii timido”). 
Comunque l'intreccio tra pubblico e privato è indistinguibile, come insegnano i sacri testi della Procura di Milano. Non si può più tornare indietro ormai, gli uteri sono in affitto come gli appartamenti dell’Olgettina e allora andiamo tutti ad Arcore, facciamoci invitare anche noi. Abbiamo tutti bisogno di un tetto. E di tette.
A questo proposito, Ruby Rubacuori sarà presente al ballo delle debuttanti a Vienna.
Con questo suo appunto mi sembra di intuire che lei vuole che le parli dell'esistenzialismo alla Camus, oppure della sua variante alla Pruneddu, un recente aggiornamento che propone un'esportazione delle ville sarde di queste attività dionisiache, riallacciandosi al mito di Sisifo perchè comunque tu fai sempre la stessa cosa: vai su e giù e su e giù, come spiegava l'ottimo Alex in Arancia meccanica. Che poi la meccanica governa l'esistenzialismo da molto tempo, come tutti voi ben sapete. A maggior ragione avvaloro l’informazione del pur screditato Caccamo, che segnala lo svolgimento, a Vienna, del “ballo delle debuttane”. Ruby è diretta là, e io pure. Personalmente faccio sempre una gran figura in queste dolci danze.
Un altro tema che sembra emergere con prepotenza negli ultimi giorni è quello dei ladri di salme. E' stata trafugata quella di Mike Bongiorno e il nuovo film di John Landis parla proprio di questo argomento. Lei che ne pensa?
Voglio subito segnalare una salma che è a disposizione di tutti. Si tratta della salma di un ex caporedattore degli esteri del Corriere della Sera. E' pure una salma parlante, quindi la qualità sul mercato è ancora meglio spendibile. Pure la manutenzione è a basso costo, per lo più è in stato dormiente. Per i riscatti si può chiedere direttamente in via Solferino. Dietro questi ladri di salme io leggo la volontà di arrivare a Salma Hayek per riunire l'arte cinematografica alle squisite dinamiche del commercio propugnate da Adam Smith. Adam Smith era, come tutti sanno, propugnatore della mano invisibile che avrebbe mantenuto pace e ricchezza tra le nazioni. Smith aveva ottimamente prefigurato la mano morta, che come vediamo governa con ancora maggiore sicurezza i rapporti politici.
Questa settimana in molti ci hanno scritto chiedendoci il significato di quel dinosauro che tiene in mano nella foto pubblicata. Cosa può rispondere in merito ai suoi fan?
Come sapete amo richiamarmi al passato e quindi ho bisogno di camere di compensazione e immagini di cristallizzazione. Ci vogliono degli archetipi junghiani. Tra noi e il passato bisogna interporre una dinamica oggettuale allorchè si verifichi l'esistenza di un archetipo ideale che nel mio caso era il dinosauro. Il suo collo lungo è tra l’altro metafora di ben altre curiosità e lunghezze. Il dinosauro rappresenta non solo il mio passato ma anche l'umanità tutta che io di solito schifo, come genere e come umanità, ma che nondimeno sento di rappresentare e dominare intellettualmente. Da qui anche l’ambivalenza del mio rapporto con i meteoriti, e la netta condanna del meteorismo, verbale quanto intestinale, del passante Oliva, che a ogni suo passaggio lascia una scia non proprio gradevolissima.


sabato 19 febbraio 2011

PIERONIPEDIA: Frank Riccardi



Frank Riccardi (Roma, 16 gennaio1950) è uno registatrash italiano. Trash è un aggettivo di regista. Ordinario di Storia del cinema prezzolato presso la Università degli Studi di Trinidad e Tobagi, noto studioso della Chiesa in età futurista e fondatore, nel 1968, della Comunità di Sant Colmegna, è considerato uno degli atei più laidi del panorama religioso internazionale. [senza fonte]. La sua gobba è indice di saggezza.


Gabriele Pieroni

martedì 15 febbraio 2011

MO' TE SPIEGO, 15 febbraio 2011

Frank Riccardi, è un onore cominciare la collaborazione con un premio Oscar e un intellettuale del suo calibro.
La ringrazio, anche per me è un onore collaborare con me stesso. Sento molto la missione di questa rubrica, siamo qui per facilitare la comprensione di eventi che le masse non potrebbero altrimenti mai comprendere.
Allora Frank, oggi comincia Sanremo. Come vede il festival di quest'anno?
Innanzitutto chiariamo una cosa. Per me è molto offensivo dover parlare di Sanremo in una settimana in cui escono i nuovi dischi di P.J. Harvey e dei Radiohead, ma d'altra parte il popolino vuole sentire parlare di Sanremo. E allora parliamone. Mi sembra che per questa edizione la chiave di volta sia chiara come non mai. Sto parlando ovviamente della coprofagia. La coprofagia dell'Uno si rispecchia in quella del Tutto. I molti si rispecchiano nel singolo e viceversa in una traslazione che non investe solamente la sfera fisica, ma anche il campo artistico e musicale. E' una traslazione diretta, un transfert epidermico e mnemonico che arriva quasi a prefigurare un immaginario collettivo naturalmente predisposto al trionfo della merda. Prima di naturalmente non ci metta la virgola perché altrimenti i lettori non capiscono. 
Da queste sue affermazioni sembra di intuire che Sanremo non le piace molto.
Guardi, se non si è capito fino a ora lo dico in modo chiaro e semplice: il dibattito culturale in Italia si porta dietro gli strascichi gramsciani della nazionalità popolare e dell'elitarismo sterile e sterilizzato. Tutto parte dalle prigioni di Gaeta e dalle isole Pontine, fino ad arrivare alla Sicilia, terra natia di Pippo Baudo.
A proposito di Baudo, qualcuno sostiene che sia già pronto per tornare al festival nel 2012. Lei cos'ha da dire in merito?
Ma guardi, c'è già stato Nietzsche con la teoria dell'eterno ritorno dell'eguale. Quindi abbia pazienza, che cosa potrei aggiungere io alle parole di un'autorità ben maggiore della mia?
Secondo lei come mai il festival di Sanremo resta sempre al centro dell'attenzione mediatica?
E' una domanda assai complessa. Lacan ha speso fiumi di inchiostro per illustrare le deviazioni, le contrazioni e le contorsioni dell'inconscio collettivo, di cui fa parte, ahimé, anche l'Italia. Possiamo tranquillamente analizzare qualsiasi periodo dell'opera lacaniana, ma la conclusione è sempre la stessa: la legna è legna e la fregna è fregna. E se era legna facevamo i falegnami. Ora, non so cosa ne pensano i falegnami del palco Ariston, però di certo loro hanno una visuale privilegiata. Della fregna.
Che cosa rappresentano le vallette, la Canalis e Belen, nel panorama culturale italiano?
Belen e la Canalis sono lo yin e lo yang del desiderio italiano contemporaneo. E' curioso che questo desiderio sia ora compreso nel solo alveo della mora, contraddicendo l'antica dicotomia tra bionda e mora. Perché? C'è un motivo. Lele Mora, appunto. Ma qui il sistema si avvita su se stesso perché a Lele Mora la mora non gli fa né caldo né freddo. 
Come considera il livello musicale del festival?
Si sta assistendo a una strumentalizzazione musicale e dello strumento stesso. Gli strumenti si strumentalizzano strumentalizzandosi. E' un paradosso senza fine che non manca di evidenziare la qualità scientifica delle canzoni del festival. Tutto questo discorso si può ovviamente declinare secondo le teorie di Descartes e il suo discorso sul metodo.
Ogni anno Sanremo porta con sé qualche polemica e qualche scandalo. Cosa potrebbe succedere quest'anno?
In un mondo in cui non ci si scandalizza nemmeno più dei porno di Maggiacomo, credo che non si sia più spazio per lo Scandalo. Un mio amico filosofo, Mario da Latina, sostiene per esempio che Belen sia in realtà Hernan Crespo. Questo non farebbe altro che confermare le teorie dell'Io e del Super-Io di Lacan, otre che all'applicazione che ne fa Zizek sul prezzo dei prosciutti di Parma. Sottolineo come questa analisi critica provenga da un filosofo di chiara fama, Mario da Latina appunto, noto pensatore e tuttologo balneare, paludoso e paludato.
Nell'anno dove si celebrano, o si dovrebbero celebrare, i 150 anni di Unità d'Italia, cosa può rappresentare Sanremo per il nostro Paese?
La posizione di Sanremo è l'ombelico, l'ombelico del mondo. C'era già all'inizio della storia italiana il festival di Sanremo. Prima si chiamava festival sabaudo della marcetta, come riportano i testi del Parini. In età mussoliniana fu rafforzato con il motto "largo ai giovani". Il Duce alludeva chiaramente ai concorrenti di Amici, che già allora facevano sfracelli. Le prime selezioni per il programma della De Filippi si tennero, tra l'altro, a Villa Torlonia. Come dicevamo lo spazio ai giovani è rimasto anche oggi. L'Ariston fu inaugurato da Andreotti, già allora ministro della Real Casa, e lo spirito giovanile di allora continua a regnare. Lo si vede anche nei testi giovani, alternativi e sperimentali che caratterizzano le canzoni del festival. Certo, ogni tanto c'è quella vena di protesta tipica dei giovani, ma è il prezzo da pagare quando si pensa e si fa un festival di giovani e per i giovani. 

Lorenzo Lamperti
Frank Riccardi