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giovedì 23 giugno 2011

TOBAGI VISTA DA: Alessandro Oliva

Come di consueto, sempre di giovedì, un modo per capire, per capirsi e forse anche per capirci. Percorsi umani ed esistenziali. Testimonianze di vita e di giornalismo. Quando una lezione, vista l'ora, è appena finita e una nuova lezione è appena cominciata. Una lezione in più per capire, vivere, sognare.

L'intervista a Alessandro Oliva è stata effettuata dal Presidente e dal Caccamo sabato 18 giugno in auto nel tragitto tra Milano e Ravenna.

P: Dottor Oliva, come è sbarcato alla Tobagi?
Sono sbarcato per caso, ero già sistemato e avevo un ruolo importante all'interno del Corriere del Granaio. Ero caporedattore della sezione agricola. Mi occupavo di trattori. Ero inviato nelle zone di Forlì e Cesena ed ero tra i giurati del concorso di Miss Trattore. Ho avuto problemi con i villici e dissidi con le lobby del trattore. In particolare si erano schierati contro l'importazione di trattori stranieri, soprattutto di quelli lombardi. Il mio editore era Tony e Cuntadein. Lì al Corriere del Granaio mi sono trasformato in Passante, un giornalista sempre con la schiena dritta. Nel senso che sto in piedi. Ho ricevuto anche delle minacce come una lettera anonima con un pistone insanguinato. Ho voluto arricchire la mia carriera arrivando a Milano. Ma la scelta si è rivelata infausta già dopo la prima settimana.
P: Senta, e quando è arrivato nei corridoi della Tobagi cosa ha provato trovandosi di fronte un caccamo?
Ero convinto di essere alla Caritas, anche perché l'ho visto lì con una valigia di cartone e parlava una lingua sconosciuta.
c: Ma io l'ho conosciuta alle selezioni della Tobagi e lei millantava di essere siciliano ma con un accento che Gianni Drudi a confronto sembra di Trapani.
La sua è una provocazione meschina. Io in realtà tendo a nascondere le mie origini non italiane, infatti ho studiato dizione romagnola con il mio vecchio editore alla Royal Tony School.
P: Lei è stato definito un ecomostro. Questa cosa influisce sul rapporto con i suoi colleghi? Si sente accettato?
L'antico vezzo del meteorismo ha fatto sì che si allontanassero da me. Testuale.
P: Lei è noto, all'interno della scuola, per l'impegno e il tempo che dedica nella preparazione degli esami. Qual è il suo segreto? Come fa a trovare tutto questo tempo da spendere sui libri e le dispense?
Ho studiato libri fornitimi da Tony e Cuntadein. Il prossimo esame di diritto invece lo preparerò con il mio avvocato di fiducia, Anto' Lu Purk. Ma mi lasci spiegare come ho conosciuto Anto': mi recavo negli Abruzzi - quando ancora non esisteva il Molise - come giornalista enogastronomico. Una sera al ristorante non avevo soldi per pagare e dunque mi hanno messo a lavare i piatti. Nel lavandino accanto al mio, c'era il mio futuro avvocato.
P: Caro Passante, lei ha un vezzo che tutti conoscono: quello di denudarsi non appena le si offre l'occasione. Da dove nasce questo desiderio di nudità?
Questo mio vezzo risale ai tempi delle elementari, quando feci una scommessa con un mio compagno napoletano sullo scudetto dell'Inter. Vi lascio immaginare com'è andò a finire...
P: Pregi e difetti del Passante.
Guardi, io so bene di essere la feccia dell'umanità. Nella mia vita ho commesso molteplici reati: dalle insolvenze a reati contro il patrimonio artistico. Per esempio una volta scrissi "Forza Inter" utilizzando le tessere del mosaico di Sant'Apollinare.
P: C'è una voce che sostiene che lei ami mangiare cagando. Corrisponde al vero?
Guardi, i miei detrattori non sanno che io vado orgoglioso di questa mia abitudine. Io al cesso faccio di tutto: mangio, leggo giornali, scrivo pezzi, navigo su internet, preparo il presepe. E tanto altro ancora.
P: In questi mesi avrà certamente sviluppato un odio particolare nei confronti di qualche suo collega. Ci può dire chi disprezza di più?
Odio tutti in egual misura. D'altra parte faccio un vezzo della mia proverbiale misoginia e misantropia. Io non faccio amicizia, stringo solo alleanze commerciali. Comunque, mi fanno schifo in particolare Caccamo per le sue origini, Elia per la sua sodomia e la Favasuli per la sua ritrosia al cospetto delle mie avances. Pensi, per lei mi sono persino riaccostato alla doccia!
P: Senta Passante, ma è vero che il suo coglione destro è ormai consumato?
Confermo. D'altra parte, sa, io sono scaramantico. A San Siro mi ero orientato sul palpare Silvia. Lei aveva accettato di buon grado ma poi ho rovinato tutto denudandomi dopo il gol di Stankovic.
P: Ci racconta qualcosa della sua esperienza come inviato di A Pieno Titulo?
Sono stato a Londra due volte per Tottenham-Milan e il Royal Wedding. In quest'ultima occasione ho potuto rivedere il mio grande amico William. Eh, quante ne ho passate con il vecchio Willy! Come quella volta in cui siamo andati al Su Pistillone vestiti da feldmarescialli.
P: Passante, lei è anche un promettente poeta. Come nasce la sua passione per i versi?
Da lontano. Iniziai con le Petiadi, un poema epico-cavalleresco che non ebbe grande successo di pubblico per la sua complessità che lo rendeva incomprensibile ai rozzi cervelli del popolino. Ebbe però un ottimo riscontro nei salotti romani dell'Ikea. Infatti, ho sovente declamato le mie poesie in un salotto di faggio dell'Ikea di Casalecchio di Reno. Ho avuto molto successo con la raccolta Grazie perché mi caghi, che conteneva le celebri Pecorelle e Farfallina. Ora sto lavorando alla mia nuova raccolta ma non so ancora a che animale consacrare la mia opera: urogalli o moscardini sono i miei favoriti.
P: E' orgoglioso dell'istituzione del Premio giornalistico Alessandro Oliva?
Molto. In giuria è stata una scelta difficile data la qualità dei cinque componimenti finalisti. Ma alla fine grazie all'aiuto del grande Leonard Berberi siamo riusciti a dirimere la questione. Ne approfitto per dire che Rubers Bentoglio esiste davvero. So che sembra un personaggio inventato, ma non è così. Al contrario Gino Pilotino è un'invenzione: sono io. Ma non lo avrei mai fatto vincere, son un giornalista corretta e con un pelo alto tre dita sullo stomaco.
P: Passante ha già trovato il suo brand? Si sente abbastanza crossmediale?
Guardi io non ho mai crossato bene perché ho il piede a banana. Comunque la vita riserva sorprese, come quella volta che uscii con una ragazza che aveva la voce di Fausto Leali con l'asma. Ecco quella volta mi sono sentito molto transmediale.
P: Caro Passante, si faccia una domanda e si dia una risposta con un'altra domanda.
Quanto è caliente il sol? Mi scusi, ma lei... chi è?

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mercoledì 23 marzo 2011

IL PROFILO, Pietro Pruneddu

Nato in Sardegna, l’isola che Briatore consiglia agli amici per vacanze da paradiso.
Emigrante perenne, dopo aver visto un catalogo di Postalmarket espongo a mia madre la volontà di diventare un estetista. Ne ottengo in risposta urla e forse un tagliaunghie. L’idea però resiste.
Mi innamoro troppo spesso. Dell’alchimia tra la pasta e i sughi pronti, di un disco di Vasco Rossi, del suono del rutto libero, della moviola di Biscardi, dell’elegante misoginia di Alessandro Oliva e del Monnezza, delle fotografie di pance distrutte dalla birra sulla veranda del Su Pistillone, dei film di Boldi e De Sica, di Gascoigne che alza il gomito per chiamare il cameriere, degli sguardi con i controllori in metropolitana, di Caccamo va a ripetizione di italiano, delle barzellette di Martufello che riempiono il silenzio delle mie serate.


domenica 6 marzo 2011

IL PASSANTE, 6 marzo

Eccezionalmente di domenica, gli insulti gratuiti a firma del dottor Oliva.

Caro Passante, questa settimana ci sono state polemiche, ovviamente scatenate da lei, sul ruolo di Lidia Baratta in A Pieno Titulo. Vuole chiarire meglio le sue critiche?
Ma guardi, i contrasti con la sig.na Baratta sono nati già ai tempi del Cosenza Times. Ai tempi ero appena approdato a questo prestigioso quotidiano. Io ero caporedattore e lei era una giovane stagista che non parlava ancora italiano. In effetti, ancora oggi faccio fatica a capirla quando parla. E pensare che aveva seguito un prestigioso corso per l’apprendimento dell’italiano, lo stesso seguito, ancora più infruttuosamente, da Caccamo. Ricordo che entrambi furono bocciati al test finale. Io facevo parte della commissione esaminatrice, insieme a Raz Degan, Malù e Justine Mattera.
In settimana si è parlato molto anche del Su Pistillone, questo locale in cui lei avrebbe passato delle notti sregolate all’insegna di sesso, piadina e scquaqquerone. Che ricordi ha lei di quel luogo?
È il locale che ha segnato le notti della Sardegna, ben prima del Billionaire e Flavio Briatore, che si è sempre ispirato al Su Pistillone. Ricordo anche quella sera in cui ho cagato nel piatto dell’Ad. Le spiego come andarono i fatti: mi ero appena lasciato con Rita Dalla Chiesa dopo una relazione di 5 anni. Ai tempi lei ancora non conduceva Forum. Decisi di ubriacarmi in Vernaccia. Era gennaio e io indossavo solamente una canottiera. Il mix fu letale. Il Losi mi infastidiva con i suoi patetici consigli e reagì con la mia consueta classe. Quello che poi tutti omettono è che in effetti il Losi si cibò comunque di quello che si trovava nel piatto
Caro Passante, contro chi desidera scagliarsi questa settimana?
Resterà basito per la mia scelta di scagliarmi contro Caccamo. Sono passate alcune settimane ma sono sempre sconvolto per la sua decisione di affidare una rubrica a Caccamo. Va bene l’amore per la democrazia e la libertà di espressione, ma qui stiamo parlando di un soggetto pericoloso. Caccamo non è diverso da Gheddafi. E poi come si permette di criticare i film di Maggiacomo, è solo grazie a quelle deliziose pellicole se ho calli alle mani. Ricordo ancora quella splendida pellicola, Tutti gli uccelli di Sesto Marelli
Venerdì ha visitato il carcere di Bollate. Ma che differenze ci sono tra Bollate e Sesto Marelli?
Sono uscito un’ora fa dalla visita, mi hanno trattenuto per una notte perché qualcuno ha guardato la mia fedina penale. Cosa ho fatto? Non so se si ricorda quel motorino infuocato che rotolava sugli spalti durante Inter-Atalanta… Ecco, non dico altro. Comunque Bollate è molto meglio di Sesto Marelli. A parte che le persone che vi dimorano sono certamente più rispettabili di quelle che si possono trovare in piazza Montanelli, il servizio culinario è infinitamente migliore. A partire dalla qualità del caffè e della pizza. Tra l’altro il direttore del servizio di catering del carcere mi ha telefonato poco fa accusandomi di essermi nutrito di otto pizze senza averle pagate. Accuse infondate, perché le pizze erano troppo buone. È stata induzione al nutrimento. Mi reputo comunque abbastanza fortunato per la pena che mi è stata comminata: due anni di reclusione a Sesto Marelli mi sembrano adeguati per punire la mia juventinità infantile, che si è trascinata fino all’età di sei anni. Dopo questi due anni spero che avrò esaurito il mio debito con la giustizia. Sto anche pensando di chiedere la grazia a Mourinho.
A proposito di giustizia, è preoccupato dal proposito della Baratta di querelarla?
Io sto ancora aspettando. L’altro giorno ho fatto una riunione con il mio pool di avvocati al Su Pistillone. Ma sono tranquillo anche perché il mio difensore è il grande Salvo Pisciotta, detto lo Stupraminchie, principe del foro. E ci siamo capiti di che foro.
La Tobagi aspetta ancora il suo esordio a calcetto. Ma quando avverrà?
Guardi, quest’anno sono un po’ in difficoltà perché ho fatto la preparazione con Benitez. Il ritiro si è svolto per lo più a tavola. Sono stato rinchiuso tutto agosto in una piadineria. Il motto di Rafa era: “acido lattico e strutto”. Mi ci vorrà ancora un po’ per recuperare la forma migliore. Vorrei comunque chiudere questo incontro minacciando Pruneddu. Sono nati contrasti tra di noi dopo che ha pronosticato lo scudetto dell’Inter. Caro Pruneddu, ti ricordo che so dove si trova il Su Pistillone e ti vengo a prendere.
Parlando di calcio, il Faccendiere dice che lei ha promesso azioni clamorose nel caso il prossimo 20 marzo il Lecce espugni San Siro.
È vero, se accadrà mi lascerà andare a un’azione inconsulta. Farò un bagno nel “lago”.

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