È nata così la rubrica "Caccamo&privato" che siete abituati a leggere e in cui, in tutti questi mesi, ho parlato di argomenti lontani dal giornalismo istituzionale. Ho analizzato la vita quotidiana, ciò che succede alla gente comune, nelle case, nelle imprese, negli uffici, nelle scuole di giornalismo, nel cuore, nella mente e in altri organi degli uomini e delle donne. Ho scritto ciò che studiavo come clandestino e come milanista: la difficoltà di avere i documenti, compresa la tessera del tifoso, l'esigenza di un pasto caldo, compreso il panino con la salamella. Ho parlato dell’amore, dell’erotismo, della gelosia, della fedeltà e dell’infedeltà (chi se non io, d'altra parte?). Ho parlato dell’amicizia, della lealtà e del tradimento, per colpa di un appartamento a Bande Nere. Ho parlato dei capi (il Pres), dei creatori (Frank), degli imprenditori (il Faccendiere), ma anche dei distruttori (Oliva), dei prepotenti (Oliva) e dei vanitosi (Oliva). Ho parlato del lavoro, della scuola, dell’insegnare, dell’apprendere, anche se concretamente io non faccio nulla di tutto questo. Ho parlato della catastrofe e dello sconforto, della forza morale, dell’ottimismo e della speranza (sì, sono il titolista dei libri di Bruno Vespa). Ogni volta, anche nelle situazioni più difficili, ho cercato di trovare una nota positiva, una meta verso cui andare, come un rugbista qualsiasi. Non ho mai attaccato o deriso nessuno (a differenza di Oliva), ho sempre cercato di capire le ragioni del comportamento umano, però non sono mai riuscito a capire Oliva. Ho un ricordo bellissimo di A Pieno Titulo . È stato scrivendo i primi articoli che ho incominciato a elaborare quel linguaggio che mi consente di essere capito anche a nord di Tunisi. A Pieno Titulo è stato inoltre per me una grande scuola di libertà: ho sempre potuto scrivervi quello che volevo e non è mai intervenuto nessuno a dirmi cosa dovevo o non dovevo dire (mi hanno detto di scrivere questa cosa, ndr). Conservo un caro ricordo dei direttori che si sono succeduti, da Lidia Baratta (il ricordo è ottimo perché è stata cacciata) a Davide Lessi e Pisapia che mi ha fatto votare nello stesso seggio del Presidente. Poi Laszlo Bracaloni e, infine, un carissimo amico e maestro e idolo assoluto, Gianni Drudi. In conclusione, io scrivo ancora e Alberoni no.
Visualizzazione post con etichetta bande nere. Mostra tutti i post
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lunedì 26 settembre 2011
CACCAMO&PRIVATO, Noi lavoriamo ancora. E voi no
Non scadrà mai il mio contratto e dunque questo è uno dei tanti articoli su A Pieno Titulo . Ho incominciato a scrivervi nel 2011, con qualche breve intervallo insignificante. Mi ha chiesto di scrivere il Presidente Lorenzo Lollo Lamperti e io gli ho proposto di mettere l'articolo il lunedì, perché la gente aveva bisogno di riprendersi dopo la messa domenicale.
È nata così la rubrica "Caccamo&privato" che siete abituati a leggere e in cui, in tutti questi mesi, ho parlato di argomenti lontani dal giornalismo istituzionale. Ho analizzato la vita quotidiana, ciò che succede alla gente comune, nelle case, nelle imprese, negli uffici, nelle scuole di giornalismo, nel cuore, nella mente e in altri organi degli uomini e delle donne. Ho scritto ciò che studiavo come clandestino e come milanista: la difficoltà di avere i documenti, compresa la tessera del tifoso, l'esigenza di un pasto caldo, compreso il panino con la salamella. Ho parlato dell’amore, dell’erotismo, della gelosia, della fedeltà e dell’infedeltà (chi se non io, d'altra parte?). Ho parlato dell’amicizia, della lealtà e del tradimento, per colpa di un appartamento a Bande Nere. Ho parlato dei capi (il Pres), dei creatori (Frank), degli imprenditori (il Faccendiere), ma anche dei distruttori (Oliva), dei prepotenti (Oliva) e dei vanitosi (Oliva). Ho parlato del lavoro, della scuola, dell’insegnare, dell’apprendere, anche se concretamente io non faccio nulla di tutto questo. Ho parlato della catastrofe e dello sconforto, della forza morale, dell’ottimismo e della speranza (sì, sono il titolista dei libri di Bruno Vespa). Ogni volta, anche nelle situazioni più difficili, ho cercato di trovare una nota positiva, una meta verso cui andare, come un rugbista qualsiasi. Non ho mai attaccato o deriso nessuno (a differenza di Oliva), ho sempre cercato di capire le ragioni del comportamento umano, però non sono mai riuscito a capire Oliva. Ho un ricordo bellissimo di A Pieno Titulo . È stato scrivendo i primi articoli che ho incominciato a elaborare quel linguaggio che mi consente di essere capito anche a nord di Tunisi. A Pieno Titulo è stato inoltre per me una grande scuola di libertà: ho sempre potuto scrivervi quello che volevo e non è mai intervenuto nessuno a dirmi cosa dovevo o non dovevo dire (mi hanno detto di scrivere questa cosa, ndr). Conservo un caro ricordo dei direttori che si sono succeduti, da Lidia Baratta (il ricordo è ottimo perché è stata cacciata) a Davide Lessi e Pisapia che mi ha fatto votare nello stesso seggio del Presidente. Poi Laszlo Bracaloni e, infine, un carissimo amico e maestro e idolo assoluto, Gianni Drudi. In conclusione, io scrivo ancora e Alberoni no.
È nata così la rubrica "Caccamo&privato" che siete abituati a leggere e in cui, in tutti questi mesi, ho parlato di argomenti lontani dal giornalismo istituzionale. Ho analizzato la vita quotidiana, ciò che succede alla gente comune, nelle case, nelle imprese, negli uffici, nelle scuole di giornalismo, nel cuore, nella mente e in altri organi degli uomini e delle donne. Ho scritto ciò che studiavo come clandestino e come milanista: la difficoltà di avere i documenti, compresa la tessera del tifoso, l'esigenza di un pasto caldo, compreso il panino con la salamella. Ho parlato dell’amore, dell’erotismo, della gelosia, della fedeltà e dell’infedeltà (chi se non io, d'altra parte?). Ho parlato dell’amicizia, della lealtà e del tradimento, per colpa di un appartamento a Bande Nere. Ho parlato dei capi (il Pres), dei creatori (Frank), degli imprenditori (il Faccendiere), ma anche dei distruttori (Oliva), dei prepotenti (Oliva) e dei vanitosi (Oliva). Ho parlato del lavoro, della scuola, dell’insegnare, dell’apprendere, anche se concretamente io non faccio nulla di tutto questo. Ho parlato della catastrofe e dello sconforto, della forza morale, dell’ottimismo e della speranza (sì, sono il titolista dei libri di Bruno Vespa). Ogni volta, anche nelle situazioni più difficili, ho cercato di trovare una nota positiva, una meta verso cui andare, come un rugbista qualsiasi. Non ho mai attaccato o deriso nessuno (a differenza di Oliva), ho sempre cercato di capire le ragioni del comportamento umano, però non sono mai riuscito a capire Oliva. Ho un ricordo bellissimo di A Pieno Titulo . È stato scrivendo i primi articoli che ho incominciato a elaborare quel linguaggio che mi consente di essere capito anche a nord di Tunisi. A Pieno Titulo è stato inoltre per me una grande scuola di libertà: ho sempre potuto scrivervi quello che volevo e non è mai intervenuto nessuno a dirmi cosa dovevo o non dovevo dire (mi hanno detto di scrivere questa cosa, ndr). Conservo un caro ricordo dei direttori che si sono succeduti, da Lidia Baratta (il ricordo è ottimo perché è stata cacciata) a Davide Lessi e Pisapia che mi ha fatto votare nello stesso seggio del Presidente. Poi Laszlo Bracaloni e, infine, un carissimo amico e maestro e idolo assoluto, Gianni Drudi. In conclusione, io scrivo ancora e Alberoni no.
lunedì 16 maggio 2011
NN, Milano vista da: Daoud Bouzid Caccamo
Giorgio Caccamo intervista il suo illustre omonimo.
«No è niente strano. Me Milano è troppo nord». Non può essere solo una questione geografica, per Daoud Bouzid Caccamo. «Odoro i milanesi e sono troppo puliti». Dopo pochi mesi da clandestino nel 1991, il barbone tunisino è tornato a Milano perché tanto di posti di merda ne aveva già visti tanti. Ha cambiato molte grate della metropolitana: «In centro non erano panchine libere. Ho stato anche in un marciapiede in corso Matteotti, un posto della Madonnina». Nonostante i pregi della posizione, mendicare in centro non è sempre comodo, soprattutto è pieno di cani più ricchi di lui. Invece in periferia, in zona Bande Nere, dove abita oggi, è tutto diverso: «Mi trovo bene cuì, è un quartiere vicino stadio dove sono i miei amici bagarini, pero non me piace via delle Forze Armate». Più vivibile un quartiere periferico del centro? «Cuì si può caminare e rubare bici. In setimana mi ritalio sempre un pò di tempo per andare fino a Gambara e De Angeli». I pregi sono anche altri: «Quando mi sbronzo a San Siro, sento i concerti aggratis e avvolte capisco che anno segnato un gol prima che i carabinieri mi rincorrono».
La città offre tante opportunità e iniziative culturali: «A me basta guardare Io Spio sula metro, tanto no so leggere e le figure sono interessante. Ogni setimana cerco di vedere un paio di bunga bunga». Ed è bello poter stupire gli ospiti stranieri: «Ho portato colleghi libici all’Idroscalo e sono rimasti affascinati dalla vista del aereoporto. Stupenda la pista tra le case, ci vado spesso per dormire in un bel cartone».
La verità è che Daoud non sopporta la città, altro che qualche critica: «Non volio bene a Milano e non vedo lati positivi, è piu facile trovare problemi. Mi piacerebbe che ci sono piu spazi verdi, li le panchine sono comode». Spiega Daoud: «Forse la odio piu di chi ha stato sfigato che è nato cuì. È il posto che ho dovuto emigrare, non ce l’ho permesso di soggiorno». Comunque anche per Bouzid contano molto la tradizione e la storia della città: «Il sabato vado a viale Zara e frequento i luoghi storici, come Bollate, Opera e Sesto Marelli».
Daoud Bouzid Caccamo non sa se rimarrà per sempre a Milano: «Dipende se mi arrestano e dove mi portano. E poi forse sono tropo abituato a stare a sud di Tunisi».
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