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venerdì 15 aprile 2011

IL PROFILO, Frank Riccardi

Originario di Fondi, un paese sull’Appia, a metà strada tra Roma e New York. Cresciuto in una cascina con Andy Warhol e Martufello. Laureato a Rai Tre in comunismo. Qualche viaggio (sperando di distintossicarmi presto). È a Milano per imparare a leggere e scrivere, arzarsi, cambiare aria alla stanza, fare qualcosa di nuovo, fare qualcosa, dire fare baciare lettera 43, capire cosa riuscire lui meglio assai. 




venerdì 8 aprile 2011

IL PASSANTE, Perché ho un fidanzato petomane?

Gli insulti gratuiti del venerdì a cura del dottor Oliva.

Caro Passante, come ha passato questa settimana?
Dopo la rovinosa caduta della nostra amata Inter, mi sono chiuso nel mio dolore. Mi sono isolato per qualche giorno da tutto e tutti nella mia turris eburnea partenopea. E' il mio buen retiro quando ho bisogno di rigenererami. E debbo dire che passare due giorni da 'Giggino 'o fetente la pizza bollente' mi ha fatto bene. Ho dato alle stampe la mia ultima raccolta di poesie dal conturbante titolo Perchè ho un fidanzato petomane?. Ai lettori di A Pieno Titulo, regalo tre poesie ermetiche, tratte dal capitolo 'Polemiche in frammenti'. 

Alle Poste
Oh, cazzo spingi? 

In macelleria
Che faccio, lascio?
No.

Un Raffaello a un Ferrero Rocher
Mi hai rotto le praline.
A proposito di poesia, che ne pensa dei versi di Livio Turlà?
Considerato che si fa commentare dal Riccardi, ho detto tutto. Piuttosto che leggere una sua poesia, vado a vedere Alvise che balla il tango con Jefferson.
Una domanda a caldo: si dice che ieri si sia recato a nutrirsi a un ristorante indiano per la prima volta nella sua vita. Ci può raccontare questa esperienza?
Un dramma. Le dico solo che stamattina il mio avvocato, tano pisciotta detto 'U sciacqualattuga', mi ha consegnato una querela da parte della Fao. L'organizzazione mondiale mi contesta il fatto che il quantitativo di cibo ingurgitato ieri sera avrebbe potuto sfamare un villaggio del Benin. Per non parlare delle emissioni gassose prodotte. Si stima che domenica mattina il comitato 'genitori antosmog' si riunirà in corteo nel centro di Milano per protestare. 
Torniamo alla nostra amata Inter. Si vuole scagliare contro qualcuno per addebitargli le colpe della disfatta?
Mi scaglio contro il noto ciarlatano Frank Riccardi il quale, presentandosi allo stadio, ha portato sfiga. Riccardi conferma così la sua inutilità nel mondo. D'altronde cosa possiamo aspettarci da uno con il suo scadente curriculum. Dunque. Riccardi nasce alla clinica privata 'Cumpari Zappittu' di Latina in un lasso di tempo compreso tra il 1860 e il 1982. Si forma al caseificio della mozzarella Francia. Qui conosce Martufello, che lo porta con sè all'Actor's Studio di New York, convincendolo che può diventare un grande attore. Nella grande mela incontra Andy Warhol, che gli chiede: 'Who the fuck are you?'. Frank non si scompone e risponde: 'Nisba sacciu attore io fare maiala la mandria cu tutti li mandriani'. Nasce una grande collaborazione, che porta all'allestimento della mostra fotografica 'di più nin zò' al Su Dagherrotipone, lo spazio artistico di Pruneddu a S.Antioco.
Poi, Frank tenta la scalata all'Oscar con il lungometraggio Ti si vistu li pecuri, un docu-film lirico-pastorale. La critica americana lo stronca definendolo 'la cosa più inquietante mai vista dopo Caccamo che mangia i cannoli senza mani'.Ora Frank sta tentando, senza successo, di rifarsi una vita a Milano.
Che ne pensa del pronostico imparziale di Pasqualino? E come sta il suo coglione destro?
Pasqualino è un essere orribile e pretendo la sua estradizione nel ranch di Caccamo a Modica, dove gli ospiti vengono cibati dai piatti che lo stesso tunisino cuoce in ncondizioni igieniche talmente dubbie, che risulterebbe più salutare mangiare nel bidet di Steve La Chance. Il mio coglione destro non esiste più, è stato sostituito da una palla da tennis firmata da McEnroe. 


mercoledì 23 marzo 2011

IL PROFILO, Pietro Pruneddu

Nato in Sardegna, l’isola che Briatore consiglia agli amici per vacanze da paradiso.
Emigrante perenne, dopo aver visto un catalogo di Postalmarket espongo a mia madre la volontà di diventare un estetista. Ne ottengo in risposta urla e forse un tagliaunghie. L’idea però resiste.
Mi innamoro troppo spesso. Dell’alchimia tra la pasta e i sughi pronti, di un disco di Vasco Rossi, del suono del rutto libero, della moviola di Biscardi, dell’elegante misoginia di Alessandro Oliva e del Monnezza, delle fotografie di pance distrutte dalla birra sulla veranda del Su Pistillone, dei film di Boldi e De Sica, di Gascoigne che alza il gomito per chiamare il cameriere, degli sguardi con i controllori in metropolitana, di Caccamo va a ripetizione di italiano, delle barzellette di Martufello che riempiono il silenzio delle mie serate.