mercoledì 12 gennaio 2011

Flash dalla Tobagi: brevi del 12 gennaio 2011

Chi è Luca?
La prima notizia del giorno riguarda certamente l'irruzione di un nuovo pretendente alle attenzioni di Silvia Favasuli. Per adesso Luca non ha ancora un volto. Ma esiste, questo è certo. E la Favasuli lo ha fatto sapere direttamente al suo pretendente più accreditato fino a ieri sera: Jefferson. Rivolgendosi al suo spasimante, Silvia lo ha infatti chiamato così: "Luca". Mentre si rincorrono le voci di corridoio su chi possa essere davvero l'uomo che occupa i pensieri della sex symbol della Tobagi, si scatena il panico tra i fan della dolce Silvietta.

Oscar del confine: manovre di palazzo e prestazioni in natura
Ultime ore per votare il miglior film e il miglior attore del video sul confine. Si sono registrate azioni clamorose di depistaggio, agiotaggio e corruzione. Per il miglior film sempre in testa Apritemi quella porta di Edoardo Malvenuti, ma a sorpresa si è inserito nella lotta per il primo posto Alvise Losi con il suo Bowling a Pegoraro. Voti sospetti anche per Il mortuario di Roberto Brambilla, a 0 fino a poche ore fa e adesso a 3 preferenze. Sembra fallita la manovra della Favasuli, che aveva offerto prestazioni in natura a chi avesse votato il suo video. Silvia è ferma a 6. Per il miglior attore si sta assistendo a uno spietato testa a testa tra Bobby Brambo e Frank Riccardi. Dallo staff di Bobby Brambo, favoritissimo alla vigilia, trapela nervosismo per l'inaspettata rimonta dell'autore di Mo' me arzo. Non mancano le polemiche sul voto. Sospetti su Jefferson, che ha annunciato di accettare qualsiasi forma di ricompensa (in denaro o in natura) per pilotare il suo voto. 

Maggiacomo e Il bastone del doge
Torna dietro alla macchina da presa il maestro Gianluca Maggiacomo. E lo fa in grande stile, con un film che segna il ritorno alla sua migliore produzione pornografica. Il mago di Latina ha così commentato: "Sarà una storia in costume, ambientata nel passato. Dopo Luminarie perverse mi sembrava giusto ritornare alle mie consuete tematiche. Sono molto soddisfatto degli attori. Silvia Ragusa mi ha dato molto nella parte della nipote di Francesco II di Borbone. Ed è stato straordinario lavorare con Bobby Brambo. E' stato uno splendido doge, anzi uno splendido bastone".

Bobby Brambo e la distribuzione dei quotidiani
Quando la mattina siete ancora a rigirarvi sotto le coperte, o state ascoltando il giornale radio per soffocare le crisi di astinenza, sappiate che c'è qualcuno che già è in azione per voi. E' Bobby Brambo. Come riportato dal canale telematico News Jefferson24, è proprio il buon Roberto a sistemare i quotidiani in emeroteca per voi, che ancora avete le caccole agli occhi. Secondo le fonti jeffersoniane, Bobby si reca nei locali del master ogni mattina verso le 7,15. Aspetta pazientemente l'arrivo del pacco dei quotidiani e diligentemente li smista nell'emeroteca del primo anno. Un avvertimento per Giuliana: si prega di girare le mail di insulti quando non si trova Repubblica da Cinzia Bordon a Bobby. 
Fiore-Ragusa: love affair o bufala?
Durante la mattinata sono emerse delle voci che riportano una relazione extraconiugale di Paolo Fiore con Silvia Ragusa. Lidia Baratta ha così commentato: "Ecco perchè Paolo mi prepara sempre la camomilla".  Fonti accreditate dicono però che si tratti di una manovra diversiva di Jefferson, che ha mire sulla donna del Faccendiere. Per sicurezza, Lidia questa sera non berrà la camomilla.
Rinvenuto il corpo di Paolo Pegoraro
Nel primo pomeriggio è stato scoperto il cadavere di Paolo Pegoraro. I resti del giovane sono stati trovati nella botola dell'aula didattica. E' stato Stefano Rizzato a notare uno strano odore proveniente dalla fessura al centro della stanza. Il cadavere era pressochè irriconoscibile. Primo: per il lungo tempo, più di tre mesi, trascorsi lì sotto. Secondo: perché nessuno si ricordava che faccia avesse Pegoraro. Il riconoscimento è avvenuto solo grazie al plettro della sua inseparabile chitarra. Lo ho scoperto Eleonora Brianzoli nei boxer.
Calcetto: esordio di Malvenuti e Pruneddu
Atteso esordio di due nuovi giocatori nell'odierna partita di calcetto. Pietro Pruneddu torna in campo dopo un breve periodo di inattività: 6 anni e mezzo. Il figlio illegittimo di Totò Di Natale potrebbe risentire della precaria condizione fisica. Per aiutarsi, ha chiesto il prestito della flebo di Maggiacomo. Più drastico Malvenuti, inattivo dal 1991, che ha redatto il testamento durante la lezione di Pizzutto.
Ultim'ora: Favasuli entra a lezione con Santelli
Ultimo aggiornamento sul Favasuli Gate. Silvia ha passato l'ora di pausa con Filippo Santelli. Iniziata la lezione di economia, per primo è entrato Santelli. A distanza di pochi secondi, per provare a non dare nell'occhio è entrata lei. Guarda caso, c'era un posto libero ad attenderla di fianco al bel Filippo. Non si sa se lei gli abbia detto di Luca.

martedì 11 gennaio 2011

Il profilo di Paolo Pegoraro

Paolo Pegoraro è stato in anticipo su tutti. Prima degli altri ha abbandonato il sogno di diventare giornalista. Prima degli altri aveva pure scritto il suo profilo per il sito del master. Qui di seguito pubblichiamo in esclusiva la bozza preparata da Pegoraro nei primi giorni di ottobre.

PAOLO PEGORARO
Nasco nel 1967 a Motta Visconti, ridente località in provincia di Pavia. Mi sento però un milanese, i pavesi mi sono sempre stati sulle palle. Sin da piccolo non mostro alcuna capacità in particolare. Però adoro scaccolarmi, passo con le dita nel naso almeno un paio d’ore al giorno. Dopo le medie, i miei mi obbligano a iscrivermi al liceo classico, nonostante il mio psichiatra gliel’avesse sconsigliato. Mi prendo il mio tempo, ma alla fine riesco a sfangarla e approdo con molte aspettative alla Cepu. Studio comunicazione e mi laureo quasi a pieni voti con una tesi sulla storia del primo canale della televisione kazaka. A causa di un amore finito male, mi reco per qualche anno all’estero per dimenticare. Dopo un lungo girovagare, mi ritrovo a Misano Adriatico. Per provare a rimorchiare imparo a suonare la chitarra. Ma non me la danno lo stesso. Grazie al maestro Oscar Ghiglia divento un grande concertista, apprezzato specialmente nei locali a luci rosse. Provo a dare una sterzata a una vita infelice facendo il test per entrare alla Tobagi. Mi piacerebbe diventare un giornalista del Corriere della Sera. Spero anche di fare uno stage alla Cnn. Voglio il massimo da subito. Il mio obiettivo immediato è riuscire a integrarmi con i compagni e a mettere in luce tutte le mie capacità entro le prime settimane del master. Se ciò non dovesse avvenire, andrò a lavorare in banca.

lunedì 10 gennaio 2011

I veri motivi della mail di Pruneddu alla Favasuli

"ciao!
vi faccio una proposta in pieno esame: andiamo allo spazio forma più tardi? fatemi sapere se a qualcuno interessa che ci accodiamo, io vado in ogni caso :')"
(Proposta di Silvia Favasuli in data 3 dicembre 2010 durante l'esame di English for Journalism)

"sto grandissimo cazzo!
che palle quella merda di mostra!
vacci da sola!"
(Risposta di Elia Milani, pochi minuti dopo)

Chi non ricorda questo elegante intervento di Jefferson sulla gentile proposta della donna più contesa della Tobagi? Nella giornata di domenica 9 gennaio è scoppiato un nuovo caso che riguarda uno scambio di posta elettronica che riguarda la Favasuli. 
Qui sotto riportiamo la versione integrale della risposta di Pietro Pruneddu alla disperata richiesta di aiuto di Silvia, preoccupata per non aver visto La giusta distanza di Carlo Mazzacurati, per non aver finito il servizio tv per Squizzato, per non aver mai letto un libro di Amartya Sen, per non essere pronta per l'esame della Bilancia, per non essere ancora un brand. Ecco qui come si è espresso il buon Pietro:

"Silvietta,
le tue email mi mettono sempre agitazione. Adesso ti racconto una storia che forse ti farà sentire più sollevata.
Il giorno 22 dicembre sono andato in vacanza. Da quel giorno il mio unico pensiero è stato rivolto al cazzeggio/riposo. Di conseguenza: non ho mandato nulla per l'esame di sociologia, non ho mandato nulla a Squizzato, non ho girato nulla con la telecamera, non ho iniziato nessun blog. Domani 10 gennaio, ricomincia la scuola, forse farò qualcosa per mettermi in pari. Spero di essere stato terapeutico.
bacioni"

Ma cosa si nasconde dietro a queste parole apparentemente dolci e carezzevoli, in realtà intrise di rabbia e dissapore? Ve lo spieghiamo. Iniziamo a contestualizzare l'evento: era il pomeriggio di domenica 9 gennaio, ultimo giorno delle vacanze per le festività natalizie. Dopo quasi 20 giorni di cibo, alcol e sveglia a mezzogiorno, il ritorno a Sesto Marelli era alle porte. Pietro Pruneddu, sbracato su una sedia di paglia intrecciata, cercava di godersi le ultime ore di libertà. Nella piccola stanza che l'aspirante giornalista sardo ha affittato a Milano c'era un'aria tesa. Pruneddu aveva appena finito di mangiare l'ultima fetta di pandoro  condita con le lenticchie, quando sprofondò in un abisso di depressione. Tornare a Sesto Marelli era per lui un'idea insopportabile. Specialmente non voleva rivedere quelle 28 persone che sopportava a stento, e dover fingere che tutti gli fossero simpatici. Era nauseato dalla vista di Caccamo, il suo coinquilino che gli aveva recentemente rubato il ruolo di capodesk. Era deluso dal pareggio della sua squadra del cuore, il Milan, contro l'Udinese. Era incazzato per il fatto che Di Natale si sarebbe preso il merito dei due gol segnati da lui. Senza contare che aveva un certo dolore allo stomaco per aver assaggiato una fetta di torta alle albicocche di Caccamo. Da lì era arrivato a pensare al vuoto dell'essere, all'inutilità dell'esistenza. Improvvisamente, ricevette la mail della Favasuli. Sul momento, impugnò un coltello da cucina e si recòalla stazione dei treni di Cadorna, direzione Locate Varesino. In un lampo di lucidità, decise di rincasare e usare l'arma più pericolosa di cui era in possesso, la penna. E confezionò una mail che entrò dritta nella leggenda.

sabato 8 gennaio 2011

Leonardo e l'importanza degli affetti

LEONARDO             VOTO: 8
Il buon Leo comincia come meglio non avrebbe potuto la sua avventura sulla panchina dell’Inter. Tre schiaffi al Napoli e un’ondata di entusiasmo. D’altra parte, la vittoria è chiaramente merito suo. La mano del grande allenatore si è vista subito. Innanzitutto, è nettamente migliorato rispetto alla prima a San Siro dello scorso anno quando perse il derby 4-0, seduto sulla panchina della terza squadra di Milano (come diceva Peppino Prisco la prima è l’Inter e la seconda l’Inter primavera).
Sguardo attonito costantemente rivolto verso Tassotti, giocatori espulsi che lo mandano in quel paese, panchinari in ciabatte al momento di entrare in campo, espressione intimorita verso l’allenatore avversario. Leonardo nei confronti di Mourinho sembrava Tremonti quando subisce un’intervista da Santoro: “No dai, Santoro, per favore. No, dai” ecc. ecc.
La prima nerazzurra è invece tutta baci e abbracci (ogni riferimento al locale di Bobone Vieri è non voluto), pacche sulle spalle, sorrisi e pugni alzati. Squadra corta, tenace, grintosa. Sembra quella dell’anno scorso. Tra quel derby Milan-Inter 0-4 e questo Inter-Napoli 3-1, all’Inter è passato anche Rafa Benitez. Dopo Roberto Mancini e Josè Mourinho, prima di Leonardo. Tutti uomini affascinanti. Verrebbe da dire: cerca l’intruso.
E in effetti con Leonardo sembra essere tornato l’entusiasmo a tutti i tifosi interisti e al presidente Moratti. Tutto questo sempre per i grandi meriti tattici di Leonardo, nel frattempo diventato amico del cuore di Josè da Setubal. Le grandi leggi del Leonardo allenatore dell’Inter sono tre:
Mourinho saluta Leo prima di rifilargli 4 pere nel
derby di andata dello scorso anno.
1. dimenticatevi tutto quello che vi ha detto Benitez
2. giocate esattamente come facevate l’anno scorso
3. venite in panchina a baciarmi dopo ogni gol
4. per qualsiasi dubbio, chiedete a Cambiasso
P.S. (io ho fatto la you&me con Josè).
Eh, si', quando uno e' romantico c'e' poco da fare.

mercoledì 5 gennaio 2011

Le pagelle del confine: parte II

Il nuovo Clint Eastwood e' Bobby Brambo
Tommaso Canetta: il Sergio Leone di Lambrate
****
***** (all’interpretazione di Bobby Brambo)
La produzione faraonica del Ministero della Salute permette al Sergio Leone di Lambrate di esprimere tutta la sua verve creativa. Il sostanzioso cachet ha fatto accettare persino una star di prima grandezza come Bobby Brambo di apparire nel progetto. Il dettaglio del mozzicone ormai consumato tra le labbra di Bobby è da antologia del cinema.

Roberto Brambilla: il Kieslowski di Sesto
***
Brambilla riprende il confine per eccellenza: il cimitero, luogo del passaggio dalla vita alla morte. La carrellata è di una lentezza degna del più pesante cinema polacco, l’inquadratura della statua della Madonna è magnifica. Sembra che in quel momento passasse di lì Kieslowski redivivo e si sia offerto di aiutare Brambilla. È un minuto ma sembrano 25.

Giuliana De Vivo: la Sofia Coppola di Caserta
**/
Le intenzioni erano buone. Di solito si dice così quando il prodotto finale non è all’altezza della situazione. Non fa eccezione il video di Giuliana De Vivo, affermatasi in Campania per la sua poetica del marciapiede dissestato. A Milano perde i suoi riferimenti visivi e non riesce a esprimere in pieno la sua ottima idea di confine tra pubblico e privato. Si riscatta come attrice nel video di Lessi.

Il taxista che si e' offerto di aiutare Lessi
esibendo sul suo mezzo una calza,
o una mutanda, o Dio sa cos'altro.
Davide Lessi: lo Scorsese alcolista
***/
Inizia con un particolare della De Vivo, passa a un cartello di divieto di entrata ai cani. A parte il brillante montaggio intellettuale, Lessi costruisce un ottimo minuto, impreziosito da una serie di zoomate assolutamente gratuite. “Ma d’altra parte, abbiamo una telecamera in mano, facciamo finta di sapere come usarla”, ha pensato lo Scorsese alcolista. Il passaggio al taxi finale è geniale, ma ancora non si è capito cosa fosse quello straccio nero legato all’auto: una calza, una mutanda? All’odore l’ardua sentenza.


Una piccola parte dei ritagli
esaminati dalla Ragusa
Silvia Ragusa: la Francesco Rosi sicula
***
La Ragusa svela con audacia gli abusi d’ufficio di Finmeccanica, mettendoli in relazione con gli spazi espositivi. Fila tutto liscio come l’oglio, anche nell’uso delle centinaia di migliaia di ritagli di giornali che la Ragusa aveva tenuto da parte per il progetto. Si dice che Fiore abbia dovuto fare una disinfestazione da stampa qualche ora dopo le riprese.

Filippo Santelli: il Terrence Malick di Treviso
***/
Santelli torna al cinema dopo il suo celebre La sottile linea di merda e lo fa illustrando l’ambiente di via Padova. Qui sì che si vede il tocco documentarista, altro che i porno agiografici di Maggiacomo. Buona l’estetica, nessuna sbavatura visiva. Per non farsi mancare niente, Santelli dopo le riprese ha contestato il modo in cui due pedoni stavano attraversando sulle strisce.

Francesca Gobbo: l’Agnès Varda friulana
**
Con il video di Francesca Gobbo, Sesto Marelli diventa ufficialmente il comune più filmato dal cinema italiano nel 2010. La Gobbo indugia giustamente per una cinquantina di secondi sul cartello di Sesto San Giovanni. Una pesante accusa che denuncia la verniciatura del cartello, fatta con sostanze corrosive.

Artista anonimo: il Malvenuti non dichiarato
Tra i video presentati, si è palesato a un certo punto uno strano video del quale non si conosce l’autore. Qualcuno attribuisce l’anonimo a un Malvenuti giovanile, altri lo accreditano a Paolo Pegoraro. Altri ancora sostengono fosse il minuto di Arvidsson. Insomma, un vero rompicapo. Una sola cosa è certa: nessuno ne rivendicherà mai la paternità.

Silvia Favasuli: la Zeffirelli di Locate Varesino
***/
La Favasuli torna sui luoghi dove aveva ambientato i suoi precedenti lavori: Beata Provvidenza e Mannaggia al Clero, ovvero Santa Maria delle Grazie. Il parallelo tra il rumore del traffico e il silenzio del chiostro della Chiesa è acuto. Il confine tra agitazione e pace. Peccato che in una cappella laterale stessero proiettando ad alto volume un film di Maggiacomo.

La locandina del seguito
del video di Eliano Rossi featuring
Gianluca Maggiacomo: Rose e tette.
Eliano Rossi: il Kubrick brasiliano
****/
Ovvero, l’arte del riciclo. Rossi si reca di prima mattina a casa Fiore e ruba la rosa regalata da Pruneddu alla Favasuli per usarla a suoi scopi. L’esito è uno stupendo minuto dove la rosa rossa è simbolo di diversi confini. Quello dell’acqua che esce dal bicchiere, quello tra un amore che inizia e un amore che finisce, quello tra vita e morte. Unico neo: a Rossi toccherà ricomprare una rosa alla Favasuli. Visti i tempi, ha già chiesto un prestito.

Alvise Losi: il Van Sant di via Feltre
***/
Losi inaugura il filone delle opere girate nelle strutture del master con un video premonitore. Losi mette in scena il suo maggiore incubo: Paolo Pegoraro. Camera a mano alla Van Sant, è Pegoraro quello che da dietro la macchina si aggira per i corridoi della Tobagi, spia le redazioni di MM e Sestina, sente parlare Venanzio in latino. Il meccanismo è svelato nel finale facebookiano. Speriamo di non fare la fine degli studenti di Elephant.

Alessandro Oliva: lo Steno romagnolo
**
Libero, Manifesto, Il Giornale, Liberazione. Oliva sceglie tutti i quotidiani più moderati per realizzare il suo video sul confine. Fiducia e sfiducia, come diversi quotidiani leggono la stessa notizia. Interessante la panoramica sui piedi dello stesso Oliva, che disattende tutte le leggi della rappresentazione filmica. Si stima che Oliva in un minuto sia riuscito a rompere inconsapevolmente 148 regole di base per la ripresa cinematografica.

La fonte di ispirazione da cui
Pruneddu trae gli spunti per i
suoi capolavori.
Pietro Pruneddu: il cugino Taviani
***/
Pruneddu si ispira a un fatto della sua infanzia per realizzare il suo minuto sul confine. Si racconta che all’età di quattro anni sia stato rinchiuso in cantina per tre giorni consecutivi per aver detto di essere il figlio illegittimo di Pusceddu. Trasla l’esperienza nel Polo universitario di Piazza Montanelli. Barricati al secondo piano. Poetica la ripresa del water, lo stesso nel quale Pieroni trascorre le lezioni di Daniela Ovadia a leggere Panorama.

Giorgio Caccamo: il Romano Prodi del cinema
**/
Il testimonial della giornata mondiale del semaforo rende onore al suo ruolo e riprende incessantemente le lucine rosse e verdi dove si passa il badge all’entrata della Tobagi. Scimmiotta Malvenuti quando mostra una mano che apre una porta. Mezzo voto in meno per il casting.

Francesco Riccardi: l’Orson Welles de Roma
?
Forbes l’ha incluso nei 10 capolavori incompiuti della storia del cinema. Il Don Chisciotte di Welles e il Confine di Francesco Riccardi. Progetti magniloquenti e magnificenti che per la smisurata ambizione e per la consegna in ritardo di una lavatrice non vedranno mai la luce. Divorato dalla morbosità con cui aveva studiato il soggetto, Riccardi ha dichiarato il suo ritiro dalla veste di regista. D’ora in poi, farà il runner sui set dei porno di Maggiacomo.

Lorenzo Lamperti

martedì 4 gennaio 2011

Le pagelle del confine: parte I

Uno dei pomodori
nati dalla piantina ripresa
dalla Carnelli
(Vengono pubblicate le pagelle per i primi 15 video sul confine presentati dagli apprendisti stregoni della Tobagi. La pubblicazione non e' in ordine di merito ma di apparizione sullo schermo. Al fianco del nome del regista viene riportato il suo soprannome. Sotto un voto espresso in stelline da uno a cinque).

Cristina Carnelli: la Tarkovskij del lago Maggiore          
**
Il confine tra cemento e natura nella commovente fiaba della piantina di pomodoro che sorge dal cemento. Una favola moderna strappalacrime e dal ritmo tambureggiante come i piani sequenza del maestro russo.

La porzione di kebab di cui si nutre
solitamente Pieroni ogni pomeriggio
come spuntino




Gabriele Pieroni: il Michael Moore di Alba
***/
Dopo un’indagine sui kebab, il Michael Moore di Alba sforna un’inchiesta sui lavoratori privati del kebab. Chiusi in ufficio 8 ore al giorno senza potersi recare neppure una volta a comprare un kebab. E poi c’è chi si lamenta di Pomigliano. Il confine tra lavoro e schiavitù è a Sesto Marelli. Tra i due documentari, Pieroni si è dedicato al tema a lui più caro. Mangiare kebab. Tanti.

Arcangelo Rociola: il Don Siegel degli khmer rossi
***
Rociola esorcizza i suoi più intimi timori filmando le mura del carcere di San Vittore. Gira intorno al penitenziario come per cercare un Clint Eastwood in Fuga da Alcatraz, ma trova solo l’insegna del Ministero di Grazia e Giustizia. Lo zoom all’indietro nel finale nasconde un chiaro segnale di paura nei confronti delle autorità. Edipico.

Una veduta dall'alto della Route 66 milanese
Cinzia Franceschini: la Dennis Hopper veneta
***/
Il confine è la strada. Tra il Sole 24 Ore e Il Cantiere, il traffico di Milano. Certo, viale Monterosa non è la Route 66, ma la Franceschini merita il parallelo con la regia impressionista di Dennis Hopper in Easy Rider, che era stata realizzata sotto l'effetto di 2,5 tonnellate di marijuana.

Flavia Casella: la Jane Campion ligure
**
Il cancello azzurro iniziale ha certamente un valore simbolico per la Casella. Deve essere qualcosa di simile al cucchiaino che Marcel Proust girava e rigirava nella tazzina di tè. Nell’attesa di capire cosa significhi il cancello per la Jane Campion ligure, siamo immersi in un caleidoscopio di immagini dove non si capisce bene soggetto, oggetto e complemento. Lascia spazio all’immaginazione dello spettatore.

La locandina del capolavoro
di Maggiacomo.
Gianluca Maggiacomo: il Tinto Brass di Latina
**
Il mago Maggiò si discosta dalle sue tematiche abituali e realizza uno strano prodotto sulle luminarie di Natale di via Padova. Non si capiscono questi artisti che vogliono per forza sorprendere, spiazzare. Prendete Maggiacomo: era bravissimo a filmare tette e culi, che ci azzeccano le luminarie nella sua filmografia? Il suo pubblico abituale non ha gradito, lui ha provato a correre ai ripari: "Sulle luminarie in arabo c’era scritto: 'Viva la figa'". Consigliamo a Maggiacomo di tornare ai suoi argomenti abituali. Certo, eguagliare Il testicolo più pazzo del mondo e Il silenzio degli impotenti non sarà semplice.

Stefano Glenzer: il Bellocchio di Verbania
***
Appassionato di Bellocchio dal clamoroso bestemmione presente ne L’ora di religione, Glenzer mostra il degradato mondo di via Paolo Sarpi. E lo fa bene. Riprende 158 insegne di cui ovviamente non capisce la funzione. Entrato in quella che sembrava una tabaccheria, si è ritrovato in una sala a luci rosse dove proiettavano Eiaculazione da Tiffany, celebre capolavoro del Maggiacomo, con sottotitoli in mandarino.

Stefano Rizzato: il Gillo Pontecorvo di Padova
***/
L’astro cadente del documentarismo padovano si rivela al grande pubblico con un film che denuncia il desolante panorama che sono costretti a vedere i clienti del Centro Fitness di via Imbonati. Il tendone degli immigrati, i sans papiers, persino un rumeno che lava i vetri al semaforo. È ora di finirla di fare finta di niente. Non è che uno può andare a farsi la lampada o l’epilazione al fondoschiena e poi essere costretto ad assistere a certi spettacoli. La scure della censura comunista gli taglia gli ultimi 10 secondi di girato.

Edoardo Malvenuti: il Carpenter con la erre moscia
****
L’horror più raccapricciante dell’anno. Malvenuti immerge lo spettatore in un’esperienza percettiva e sensoriale unica. Qualche critico ne ha fatto una lettura generazionale. Viste tutte le porte in faccia che gli aspiranti giornalisti degli anni ’10 del Duemila dovranno prendersi, Malvenuti ha deciso di aprirne qualcuna. Altri dicono che in realtà si tratta del trailer del 43esimo remake di Non aprite quella porta.

Elia Milani: il Polanski di Biella
***/
Jefferson copia clamorosamente l’idea di Glenzer e propone la sua versione di via Paolo Sarpi. Sfoggia spocchiosamente la sua padronanza del cinese con cinesi e del suo arabo con rumeni.  Il suo naso rischia di fare la stessa fine di quello di Jack Nicholson in Chinatown per via di alcune riprese troppo ardite. Ha in comune con Polanski il passatempo preferito, accompagnarsi a donne di giovane età.

Walker Texas Ranger,
un altro dei programmi Mediaset
di cui il Presidente non riesce
proprio fare a meno.
Lorenzo Lamperti: il Cronenberg di zona Fiera
****
Il Presidente prova a dimenticare il suo passato collaborazionista e va a filmare Mediaset a Milano due. Con un finale alla Videodrome, dove spegne una televisione, vorrebbe far credere di non amare le reti del Presidente del Consiglio. In realtà, chi lo conosce bene sa che non si perde una puntata di Mistero e che da quando è alla Tobagi è costretto a spendere una fortuna in vhs su cui registra le puntate di Uomini e donne.

Fabrizia Aralla: la Bunuel del Salento
**
Votato da una giuria di sceneggiatori uzbeki come il secondo miglior film surrealista della storia del cinema, dietro solamente a Un Chien Andalou di Bunuel. Dal confine italo francese a quello sesto milanese, l’importante è colpire lo sguardo dello spettatore. Notevole l’uso della panoramica a schiaffo.

Lidia Baratta: la sorella Lumière
***
Baratta conferma le voci che circolavano sul suo conto: è una cinefila onnivora, vede tutto e sta al passo coi tempi. Per questo, si ispira al film più recente che ha visto, L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat dei fratelli Lumière. Gente che sale, gente che scende, sportello che si apre, sportello che si chiude, fuoco che si sfuoca. Tutto è funzionale a ricreare la paura di vedersi sbucare il treno fuori dallo schermo.

Fiore e Rociola all'arrivo a Sesto Rondo'
Paolo Fiore: il Camillo Mastrocinque pugliese
***/
Fiore riprende il centro di Milano come un regista consumato. Non si sa se dall’età o da un problema allo stomaco. Nella versione uncut era presente una rivisitazione del dialogo di Totò e Peppino con il vigile, ma i produttori gli hanno imposto di toglierlo dalla versione per le sale. Nell’edizione in dvd potrebbe comparire nei bonus, insieme all’arrivo di Fiore a Sesto Rondò con il colbacco.

Eleonora Brianzoli: il terzo incomodo di Straub-Huillet
**
La Brianzoli mette a frutto il budget di 1,4 euro che la produzione le aveva affidato e si scatena in un progetto ambizioso: riprendere foto altrui sul computer. Il piano di produzione è costato alla Brianzoli mesi di fatica, tante erano le location in cui doveva recarsi a filmare. Straub-Huillet l’hanno contattata per evitare di dover fare le solite due inquadrature per i loro film. Ne basta una. E un pc.

domenica 2 gennaio 2011

Discorso di buon anno

(pubblichiamo il testo del discorso scritto dal Presidente in occasione dell'inizio dell'anno nuovo)

Cari amici e colleghi,
voglio innanzitutto farvi gli auguri per un 2011 pieno di successi, soddisfazioni e, ovviamente, di zizzania. Credo che la zizzania sia fondamentale per creare l’atmosfera giusta in un ambiente di lavoro. Ancor di più lo è in una classe di praticanti giornalisti, o apprendisti stregoni. Millantare, sobillare, depistare, disinformare per creare l’ideale clima di tensione è l’obiettivo del mio esecutivo. Il risultato finale deve essere che nessuno può fidarsi di nessuno, e che nessuna notizia possa essere presa per vera.
Guardiamo il rapporto degli italiani con lo Stato. L’italiano resiste maggiormente alle crisi e alle azioni dei propri governanti tese a fregarlo. Perché? Perché il cittadino italiano è abituato a prenderlo in quel posto, e quindi si premunisce. Diffida delle istituzioni, sa che non può credere agli organi di informazione e ai politici. Molti cittadini di altri paesi sono più ingenui, si fidano e vanno incontro a cocenti delusioni. L’italiano no, sa già che è da solo contro lo Stato, i media e le istituzioni. L’unico modo per sopravvivere ed esprimere le proprie capacità è non fidarsi di nessuno e metterlo in quel posto a qualcun altro prima che quell’altro lo metta a te.
Questo modello virtuoso deve giustamente innestarsi in tutti gli ambienti di lavoro. Solo così, con la zizzania, tutti si impegneranno ancor di più e daranno il meglio per raggiungere i propri obiettivi. Le antipatie, i malumori, le ripicche e i depistaggi, non possono fare altro che accrescere le proprie qualità.
A tal proposito, mi sembra impossibile non sottolineare alcuni rapporti tesi che esistono all’interno della Tobagi. Come tutti sanno, Maggiacomo parla costantemente male di Fiore alle sue spalle, visto il suo segreto amore per Lidia Baratta. Allo stesso tempo, Fiore parla male di Caccamo, ritenendolo un “terrone”. Caccamo deplora i riti scaramantici di Oliva, così come Oliva è nauseato dall’intellettualismo di Riccardi. Riccardi non sopporta l’amore di Pruneddu per la Sardegna, che a sua volta disprezza il modo in cui Canetta si fregia della sua statura. Si potrebbe continuare all’infinito, ma certamente chi più di tutti parla dietro alle persone è Jefferson. “Quello non sa lavorare”, “quell’altro è brutto”, “quello è polemico”, ecc. ecc. chi non ha ascoltato almeno una volta Jefferson criticare un compagno con brutti epiteti durante la pausa pranzo?
Detto questo, vi auguro di nuovo un buon anno, con l’augurio che il faraonico progetto de “I milanesi” di Jefferson, Favasuli e De Vivo veda la luce.

Il Presidente