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giovedì 10 novembre 2011

LA FOSSA DEL QUORE's back

A grande richiesta torna la posta del quore di A Pieno Titulo, racconti strazianti su palpitamenti (e pompate) del quore. Pubblichiamo il lamento che P. ci ha inviato al suo rientro (o quasi) al master. Il ritardo è colpa di Pisapia.

Cara Fossa del Quore,
ti scrivo dal mio cesso di dolore. La notizia che ha riempito di letizia i cuori dei più per me è stata una stilettata che mi ha debilitato nello spirito e nel corpo. Ma mentre soffro in questo autogrill ravennate non posso fare a meno di pensare che, se non altro, sto rimandando di qualche giorno lo scontro con la dura realtà.
L’idea di tornare nelle aule del master senza poter godere della Sua visione mi dilania. Sono immensamente contento per la sorte che il destino gli ha riservato, ma quando mi guardo dentro sento un vuoto enorme. La rassegna delle 9.30 senza lui sarà un’accozzaglia di deficienti senza peti nel freddo del mattino grigio di città. Chissà se lui legge la Gazza. Se con i colleghi commenta i risultati dell’Inter. Se si dispera come me, se sfugge gli sguardi e se ne sta rinchiuso nel cesso, stringendo forte a sé la carta igienica mentre si consola con il sudoku.
Cara Fossa del Quore, la mia lettera vuole essere un appello. A questo punto non possiamo più permetterci di nasconderci e accontentarci dei momenti rubati sulle tribune di San Siro, accompagnandoci a improbabili personaggi riccioluti profumatamente pagati per reggere… la messinscena. Caro P., amore mio, usciamo allo scoperto.
Tuo per sempre, P.

Risponde, la Ele

Caro P.,
come spesso accade con il tuo grido di dolore hai dato voce ai sentimenti di molti. Siamo tutti vicini a te e all’oggetto del tuo desiderio a cui anche noi rivolgiamo un appello: non aver paura, sono tutti pronti ad accettare questa verità.
Però, P., accetta un consiglio: niente colma il vuoto come una porchetta. Intera.

Leggi le altre lettere alla Fossa del quore

lunedì 16 maggio 2011

NN, Milano vista da: Daoud Bouzid Caccamo

Giorgio Caccamo intervista il suo illustre omonimo.

«No è niente strano. Me Milano è troppo nord». Non può essere solo una questione geografica, per Daoud Bouzid Caccamo. «Odoro i milanesi e sono troppo puliti». Dopo pochi mesi da clandestino nel 1991, il barbone tunisino è tornato a Milano perché tanto di posti di merda ne aveva già visti tanti. Ha cambiato molte grate della metropolitana: «In centro non erano panchine libere. Ho stato anche in un marciapiede in corso Matteotti, un posto della Madonnina». Nonostante i pregi della posizione, mendicare in centro non è sempre comodo, soprattutto è pieno di cani più ricchi di lui. Invece in periferia, in zona Bande Nere, dove abita oggi, è tutto diverso: «Mi trovo bene cuì, è un quartiere vicino stadio dove sono i miei amici bagarini, pero non me piace via delle Forze Armate». Più vivibile un quartiere periferico del centro? «Cuì si può caminare e rubare bici. In setimana mi ritalio sempre un pò di tempo per andare fino a Gambara e De Angeli». I pregi sono anche altri: «Quando mi sbronzo a San Siro, sento i concerti aggratis e avvolte capisco che anno segnato un gol prima che i carabinieri mi rincorrono».
La città offre tante opportunità e iniziative culturali: «A me basta guardare Io Spio sula metro, tanto no so leggere e le figure sono interessante. Ogni setimana cerco di vedere un paio di bunga bunga». Ed è bello poter stupire gli ospiti stranieri: «Ho portato colleghi libici all’Idroscalo e sono rimasti affascinati dalla vista del aereoporto. Stupenda la pista tra le case, ci vado spesso per dormire in un bel cartone».
La verità è che Daoud non sopporta la città, altro che qualche critica: «Non volio bene a Milano e non vedo lati positivi, è piu facile trovare problemi. Mi piacerebbe che ci sono piu spazi verdi, li le panchine sono comode». Spiega Daoud: «Forse la odio piu di chi ha stato sfigato che è nato cuì. È il posto che ho dovuto emigrare, non ce l’ho permesso di soggiorno». Comunque anche per Bouzid contano molto la tradizione e la storia della città: «Il sabato vado a viale Zara e frequento i luoghi storici, come Bollate, Opera e Sesto Marelli».
Daoud Bouzid Caccamo non sa se rimarrà per sempre a Milano: «Dipende se mi arrestano e dove mi portano. E poi forse sono tropo abituato a stare a sud di Tunisi».




venerdì 8 aprile 2011

TOBAGI VISTA DA Ivano Pasqualino

Come di consueto, sempre di giovedì, un modo per capire, per capirsi e forse anche per capirci. Percorsi umani ed esistenziali. Testimonianze di vita e di giornalismo. Quando una lezione, vista l'ora, è appena finita e una nuova lezione è appena cominciata. Una lezione in più per capire, vivere, sognare.
L'intervista a Ivano Pasqualino è stata realizzata in data giovedì 31 marzo, ultimo giorno della sua permanenza alla Tobagi. Prima del derby. E prima di Inter-Schalke 04.

Caro Pasqualino, buongiorno. Per la prima volta diamo spazio a un tobagista del secondo anno. E' contento che abbiamo scelto proprio lei?
Non osavo sperarlo, ma ci ho sempre creduto.
Bene, allora cominciamo. Come sempre le chiedo: come è sbarcato alla Tobagi? 
Sono arrivato qui con un carretto siciliano, lo stesso utilizzato dai miei genitori in occasione del loro viaggo di nozze. Un viaggio particolarmente romantico che includeva una partita dell'Inter nella loro luna di miele. Ebbene si, sono un figlio dell'Inter. Pare che io sia stato concepito dopo un gol di Rummenigge. 
Caro Pasqualino, lei è alla tobagi da molto più tempo di noi. cosa ha provato quando a novembre si è trovato nei corridoi del master un caccamo?
Ho capito subito che era un siciliano: barba e capelli lunghi come me. Solo una piccola grande differenza, lui tifa per una squadra stata in B, io per quella campione del mondo, ma questi sono dettagli...ricordo in particolare l'incontro con Brambilla: finora quel cognome lo avevo sentito solo negli sketch di cabaret nei miei otto anni di animazione, quando nei villaggi inserivamo il personaggio polentone...detto questo, voglio bene a Roberto, grande esperto anche lui come Caccamo e Gianluca di calcio cadetto. 
Parlando di calcio cadetto, come spiega scientificamente che un abitante di Sesto San Giovanni possa tifare Torino? da cosa deriva questa disgrazia?
Senz'altro dal colore di barba e capelli tendente al granata. Dato il ciuffo pendente, ce lo aveva segnato in fronte che sarebbe stato del Toro.
Ma parliamo di lei. In questi lunghi mesi alla Tobagi avrà certamente sviluppato del risentimento nei confronti di qualche collega. Come sa noi difendiamo il ruiolo sociale della zizzania. Lei chi odia in particolare del suo anno o del nostro?
Ammazza, proprio le domande che amo, giornalismo scomodo, altro che Cocuzza e Sposini...del mio anno odio il mio conquilino palermitano Vincenzo Bonanno: avere un rosanero in casa ha provocato la mia cancellazione dallo Stato di famiglia a Catania. Del vostro vi odio tutti, perché conoscete talmente bene il calcio che vi avrei voluto al mio biennio (dove i calciofili scarseggiano), e invece oggi è il mio ultimo giorno alla Trinidad e Tobagi. 
Come ti senti alla fine della tua avventura alla Tobagi?
Triste, ma veramente...un luogo che ha segnato la mia crescita come giornalista e come interista: con questi colleghi ho assistito al triplete dell'Inter al mio primo anno a Milano. E' evidente che l'Inter aspettasse me per tornare a vincere la Champions dopo 45 anni.
A proposito, qualcuno sostiene che lei faccia parte di una pericolosa loggia massonica dal nome "operazione gufo". Ci può confermare questa voce?
Operazione Gufo? Questa è prostitusione intelectual al massimo ho sempre presentato il mio pronostico imparziale augurandomi sempre che vinca il migliore il fatto che i migliori siano i nerazzurri è un puro caso. 
Si dice che a causa del suo incauto pronostico sul derby il dottor Oliva abbia ridotto la circonferenza del suo coglione destro del 30%. Si sente in colpa?
Ho provveduto personalmente a screditare queste voci. Ho pagato una task force di tasca mia per misurare la circonferenza dello scroto sinistro dell'ottimo Oliva. Risulta essere identico per peso, forma e misura a quello destro. Ergo, finge di essere scaramantico perchè anche lui conosce già l'esito del derby. Vittoria nerazzurra. Anzi, voglio contribuire alla castrazione dell'Oliva: fonti interne parlano di un potenziale triplete in arrivo, rivelazioni che ci tengo rimangano patrimonio esclusivo di A pieno titulo: è la mia dote prima di andare via.
Un suo collega di master, Luca Bertelli, sta per recarsi a Milan Channel. Che rapporto ha con lui?
Stima reciproca. Ha più volte riconosciuto il merito del triplete dell'Inter, e io ho fatto lo stesso. Inoltre abbiamo un idolo in comune: Roberto Baggio. E' un uomo potenzialmente ricattabile: la Pasqualino's (agenzia fotografica con le mani in pasta dovunque) conserva una sua foto con una coperta dell'Inter addosso. aggiungo che indiscrezioni lo vogliono a Milan Channel quale talpa del gruppo Operazione Gufo: ha promesso uno spogliarello in caso di secondo triplete, striptease che spero avvenga (non sotto i miei occhi preferibilmente). 
Pasqualino, ma lei perché è interista?
La mia fede interista è nata insieme a quella di Nickolas Tropea. Mi raccomando con la k che lui ci tiene. A Nickolas rimprovero solo di aver indossato in anticipo la maglia il 5 maggio e di aver incautamente chiesto: "In quale piazza andiamo a festeggiare?" 
Com'è stato il suo primo impatto con San Siro?
Arrivavo a San Siro con le coperte cucite dalla nonna angela che cuciva maglioni che venivano testati sulla cima dell'Etna. La mia famiglia andava in pellegrinaggio, e se la coperta passava la prova della neve allora era agibile per San Siro. Ed era maggio. 
Come giudica le donne della Tobagi?
Io mi escludo da queste conversazioni, visto che sono fidanzatissimo. Diciamo però che ho percepito un po' di malumori in redazione. Se proprio dovessi scegliere comunque direi Bobby Brambo. D'altra parte donna brambuta sempre piaciuta. Al secondo posto Ronzoni. Dico solo che conoscerlo mi ha fatto capire la grandezza dell'Unità d'Italia. 
Senta Pasqualino, come chiediamo a tutti, lei ha trovato il suo brand? Si sente abbastanza intermediale?
Mi sento Inter e basta. Questo è il mio brand
Si sente ottimista per il futuro della sua professione?
Se sono riuscito a vedere il triplete dell'Inter, dopo che a scuola da piccolo per anni non ho vinto una beneamata mazza, allora tutto può succedere: credo seriamente nei sogni, il mio motto è sempre stato "impossible is nothing", come la locandina appesa nella mia scrivania della Walter Tobagi. 
Pasqualino, noi concludiamo i nostri incontri chiedendo ai nostri ospiti di farsi una domanda e rispondersi con un'altra domanda. Pasqualino, lei cosa si chiede e cosa si chiede rispondendosi?
Esulterà pasqualino al triplice fischio che sancirà la vittoria nel derby? Esulterà dopo aver vinto lo scudetto? Triplete di domande. Esulterà di più nel vedere Bertelli nudo al Duomo?

Guarda i servizi imparziali di Ivano Pasqualino

giovedì 7 aprile 2011

MO' TE STADIO, Inter-Schalke 04

Martedì 5 aprile si è giocata l'andata dei quarti di finale di Champions League tra Inter e Schalke 04, terminato 5-2 per i tedeschi. Per noi da San Siro c'era l'esperto di calcio Frank Riccardi.

San Siro. Sad Siro, direbbero gli inglesi, dopo aver passato una serata come quella nerazzurra di martedì. In ogni caso, mai dimenticare l’etimologia. La parola Siro deriva dai primi commenti sulla costruzione dello stadio. “Lo faremo grande come uno di Roma!”, disse l’architetto. “Seeeee, Roma!!”, rispose un Passante. Nei secoli, l’espressione si è prima accorciata in “Sì Roma”e poi contratta in “Siro”. Questa spiegazione è solitamente censurata per motivazioni politiche. I leghisti la temono non poco. E fanno bene. Gli stessi leghisti sono molto amici di un ministro che propugna il rigore nei conti pubblici. Ma vi pare serio? Allo stadio come al ministero, i dubbi sulla legittimità del rigore sono numerosi. E, visto lo stato di alcuni giocatori in campo, si può ben affermare che l’unico rigore davvero possibile è forse il rigor mortis. E in effetti si gioca a calcio, ma a confrontare le cronache sportive con quelle rosa, si direbbe che molti divi del pallone farebbero meglio a dedicarsi ad Ammazza che mazza. Del resto, l’uomo semplice è anche il più illuminato, e non ci mette molto a bollarli come “divi di ‘stocazzo”. Quel che appunto sono. L’equivalenza parmenidea sull’essere che è si sostanzia nel modo più semplice e chi è convinto dalla filosofia dell’arché può tranquillamente passare avanti con un vabbuò (sua naturale evoluzione).
Ma ciò che conta è il rituale. La vicinanza tra l’azione delle squadre in campo, l’opera architettonica e i sentimenti delle masse popolari accomodate nell’arena chiama in causa, inevitabilmente, la categoria del “nazional-popolare” di gramsciana memoria. Certo, la lotta per un nuovo umanesimo della curva milanese s’infrange contro la volontà teutonica dello Schalke 04, una determinazione schiettamente nitzscheiana a superare il quarto di finale di Champions che porta a chiedersi se non fosse stato preferibile, per il tifoso interista, passare la serata a consumare piuttosto un quarto di bue, in allegra compagnia, dentro una trattoria a Campione d’Italia – nomen omen, foriero già di altre fulgide Memorie, che alcuni peraltro vorrebbero ricacciare nel Sottosuolo, oppressi come sono in dostojeskiano ciclo di delitto e castigo calciopolista.
Notevole, nel rito sansiresco, è l’assimilazione della divinità ad animali della più svariata specie. Si scavalca con ciò anche l’idolatria pre-mosaica, per giungere alla più potente definizione finora osservata del concetto di capro espiatorio descritto nei tomi di Rene Girard. Lo stesso studioso francese è anzi scavalcato, diremmo sia a destra che a sinistra, da San Siro che fa di tutto per dare senso alla definizione d’inconscio collettivo proposta per la prima volta da Jung. C’è bisogno di riallacciarsi agli antenati dell’uomo moderno: niente di più facile, quando in campo c’è Eto’o, il cui ancheggiare energico e primordiale ispira – scoperta dell’ultim’ora e dell’ultimo anello – uomini e donne, scavalcando la definizione dei sessi senza però scavalcare mai, ahilui, lo specchio della porta. Quello ancheggia, Silvia Favasuli zompetta, Oliva passa, il Presidente barcolla ma non molla, al contrario del suo pari grado in Generali, che si dimette. Grande confusione sotto e oltre le luci già cantate da Vecchioni, ritornate ad illuminare un improvvisato, forzato tentativo di ricostruzione d’una urszene freudiana in cui il club dell’Internazionale identifica la reale natura delle scelte di dirigenti e allenatore nella visione dell’atto violento inevitabile, bello per pubblica definizione e punitivo nella realtà dei fatti. La conclusione, fuor di metafora, è proprio quella e nessun’altra: cazzi amari. Eccome.
Da notare infine che non si è mai da soli nel viaggio al cuore di tenebra. La compagnia, però, andrebbe scelta con cura. Milito, miles che fu gloriosus, ogni tanto erutta ma mangia, e mangia tanto: a guardarlo non si fa che esclamare “Che s’è magnato!!!” Altro indiziato dell’onomastica: Maicon. Mai-con, appunto. Sempre senza. Andrebbe meglio, si direbbe.



martedì 5 aprile 2011

LETTERE AL DIRETTORE, Contro il ragno di Modica

Gentile Presidente,
mentre sono qui che, come ogni pomeriggio dal 27 settembre, ignoro quale sia l'argomento della lezione odierna, apprendo con orrore del fatto che il Caccamo sarebbe in possesso di una fantomatica password del blog, che gli darebbe accesso a particolari privilegi quali la cittadinanza italiana, un letto con il materasso di paglia, due trans e almeno un pasto caldo a Manduria.
Da quando A Pieno Titulo ha invaso internet, ho dovuto sopportare a fatica la convivenza con 'Il ragno di Modica', detto così non perchè sia un abile scalatore, ma perchè mangia i tafani. Citando Sallustio, mi sarei anche rotto i coglioni della situazione kafkiana che si è creata (ma poi, questo Kafkian...chi era?). Volevo dire kafkiana per fare la battuta su Kafkian. In realtà è lapallissiana, nel senso che mi ha rotto le palle. Il potere di cui gode il Caccamo è inspiegabile allo scibile umano. Ho studiato, mi sono fatto una posizione (e mi sono pure fatto da solo, innumerevoli volte) e ora mi ritrovo scavalcato da uno che a tavola lancia il cibo come gli oranghi. Ho deciso che in segno di protesta stasera, a S.Siro, farò un pronostico a favore dell'Inter, contravvenendo allo statuto di 'Operazione Gufo'. E non mi faccia nominare il nome di Dio invano, che il Papa ieri mi ha inviato una busta con due bossoli. Ho il vago sospetto che non stia gradendo il mio atteggiamento poco cristiano.

Con cattiveria
Il Passante

Risponde il Presidente Lorenzo Lamperti
Gentile Passante,
devo smentire nella maniera più assoluta queste voci false e tendenziose che lei ci ha riportato coi suoi modi pacati. Il Caccamo non ha nessuna password per accedere alla bacheca di A Pieno Titulo. E questo non perché non tenga in considerazione le sue capacità. Anzi, io credo molto nei talenti provenienti dalle isole, in special modo dall'Africa. Queste voci sono state certamente messe in giro dal blog che è il nostro maggiore concorrente. Ma noi non cediamo a questi stratagemmi. Noi non siamo analfabeti. Dubras.
Amabilmente,
Presidente

domenica 6 marzo 2011

IL PASSANTE, 6 marzo

Eccezionalmente di domenica, gli insulti gratuiti a firma del dottor Oliva.

Caro Passante, questa settimana ci sono state polemiche, ovviamente scatenate da lei, sul ruolo di Lidia Baratta in A Pieno Titulo. Vuole chiarire meglio le sue critiche?
Ma guardi, i contrasti con la sig.na Baratta sono nati già ai tempi del Cosenza Times. Ai tempi ero appena approdato a questo prestigioso quotidiano. Io ero caporedattore e lei era una giovane stagista che non parlava ancora italiano. In effetti, ancora oggi faccio fatica a capirla quando parla. E pensare che aveva seguito un prestigioso corso per l’apprendimento dell’italiano, lo stesso seguito, ancora più infruttuosamente, da Caccamo. Ricordo che entrambi furono bocciati al test finale. Io facevo parte della commissione esaminatrice, insieme a Raz Degan, Malù e Justine Mattera.
In settimana si è parlato molto anche del Su Pistillone, questo locale in cui lei avrebbe passato delle notti sregolate all’insegna di sesso, piadina e scquaqquerone. Che ricordi ha lei di quel luogo?
È il locale che ha segnato le notti della Sardegna, ben prima del Billionaire e Flavio Briatore, che si è sempre ispirato al Su Pistillone. Ricordo anche quella sera in cui ho cagato nel piatto dell’Ad. Le spiego come andarono i fatti: mi ero appena lasciato con Rita Dalla Chiesa dopo una relazione di 5 anni. Ai tempi lei ancora non conduceva Forum. Decisi di ubriacarmi in Vernaccia. Era gennaio e io indossavo solamente una canottiera. Il mix fu letale. Il Losi mi infastidiva con i suoi patetici consigli e reagì con la mia consueta classe. Quello che poi tutti omettono è che in effetti il Losi si cibò comunque di quello che si trovava nel piatto
Caro Passante, contro chi desidera scagliarsi questa settimana?
Resterà basito per la mia scelta di scagliarmi contro Caccamo. Sono passate alcune settimane ma sono sempre sconvolto per la sua decisione di affidare una rubrica a Caccamo. Va bene l’amore per la democrazia e la libertà di espressione, ma qui stiamo parlando di un soggetto pericoloso. Caccamo non è diverso da Gheddafi. E poi come si permette di criticare i film di Maggiacomo, è solo grazie a quelle deliziose pellicole se ho calli alle mani. Ricordo ancora quella splendida pellicola, Tutti gli uccelli di Sesto Marelli
Venerdì ha visitato il carcere di Bollate. Ma che differenze ci sono tra Bollate e Sesto Marelli?
Sono uscito un’ora fa dalla visita, mi hanno trattenuto per una notte perché qualcuno ha guardato la mia fedina penale. Cosa ho fatto? Non so se si ricorda quel motorino infuocato che rotolava sugli spalti durante Inter-Atalanta… Ecco, non dico altro. Comunque Bollate è molto meglio di Sesto Marelli. A parte che le persone che vi dimorano sono certamente più rispettabili di quelle che si possono trovare in piazza Montanelli, il servizio culinario è infinitamente migliore. A partire dalla qualità del caffè e della pizza. Tra l’altro il direttore del servizio di catering del carcere mi ha telefonato poco fa accusandomi di essermi nutrito di otto pizze senza averle pagate. Accuse infondate, perché le pizze erano troppo buone. È stata induzione al nutrimento. Mi reputo comunque abbastanza fortunato per la pena che mi è stata comminata: due anni di reclusione a Sesto Marelli mi sembrano adeguati per punire la mia juventinità infantile, che si è trascinata fino all’età di sei anni. Dopo questi due anni spero che avrò esaurito il mio debito con la giustizia. Sto anche pensando di chiedere la grazia a Mourinho.
A proposito di giustizia, è preoccupato dal proposito della Baratta di querelarla?
Io sto ancora aspettando. L’altro giorno ho fatto una riunione con il mio pool di avvocati al Su Pistillone. Ma sono tranquillo anche perché il mio difensore è il grande Salvo Pisciotta, detto lo Stupraminchie, principe del foro. E ci siamo capiti di che foro.
La Tobagi aspetta ancora il suo esordio a calcetto. Ma quando avverrà?
Guardi, quest’anno sono un po’ in difficoltà perché ho fatto la preparazione con Benitez. Il ritiro si è svolto per lo più a tavola. Sono stato rinchiuso tutto agosto in una piadineria. Il motto di Rafa era: “acido lattico e strutto”. Mi ci vorrà ancora un po’ per recuperare la forma migliore. Vorrei comunque chiudere questo incontro minacciando Pruneddu. Sono nati contrasti tra di noi dopo che ha pronosticato lo scudetto dell’Inter. Caro Pruneddu, ti ricordo che so dove si trova il Su Pistillone e ti vengo a prendere.
Parlando di calcio, il Faccendiere dice che lei ha promesso azioni clamorose nel caso il prossimo 20 marzo il Lecce espugni San Siro.
È vero, se accadrà mi lascerà andare a un’azione inconsulta. Farò un bagno nel “lago”.

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sabato 5 marzo 2011

IL PRONOSTICO IMPARZIALE, 5 marzo 2011

Per questo pronostico imparziale sarò molto diretto. Sarà l’ennesimo guanto, dopo quello sventolato con il Napoli, che il Milan indosserà per apporre con sempre più forza le mani sullo scudetto. Prevedo un nuovo trionfo, dal «gusto chiaro e sapore deciso» (citazione spot GlenGrant). Sarà proprio lui, l’uomo che «non ha mai segnato alla Juventus» (citazione, con errore, del Corriere della Sera) a decidere il match: Zlatan Ibrahimovic. L’improvviso infortunio di Pato è una scusa come un’altra per lasciare il palcoscenico libero ad Antonio Cassano, promesso sposo della Signora bianconera, finito per questione di danari fra le grinfie del diavolo rossonero: prevedo numeri a non finire dal Genio di Bari vecchia. «Assaporo già il gusto della vittoria» (citazione Giorgio Caccamo), avrebbe esclamato Caccamo secondo indiscrezioni, nel corso della sua riunione plenaria al bagno di Sesto Marelli.
L’Inter continuerà la sua corsa al quinto posto fra le mura amiche. Un pareggio, si sa, può andare più che bene con squadre blasonate come il Genoa, la più antica del nostro campionato e per questo meritevole almeno di un rispettoso pari a San Siro. A opera di Paloschi, naturalmente, futuro attaccante dei cugini rossoneri, il gol dei rossoblù. Per l’Inter segnerà Pazzini, che dimostrerà a sé stesso di aver fatto una sciocchezza andando via dalla Sampdoria: un gol del genere sarebbe valso un trionfo nel derby, non un pari per la corsa all’Europa League. Tutti ingredienti dell’immensa ruota che portano all’inevitabile conclusione stagionale: «Abbiamo vinto tutto, siamo già esa-campeones» (citazione Giorgio Caccamo, giovedì 3 marzo).